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SocGen: gli analisti fanno i conti in tasca ai possibili pretendenti

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Dove potrebbe arrivare il titolo SocGen se realmente si dovessero realizzare le indiscrezioni che la vorrebbero preda di qualche altro gruppo bancario europeo o internazionale? E quali sarebbero le potenziali sinergie anche una volta che un’operazione di questo tipo si fosse compiuta?
Negli scorsi giorni gli analisti di alcune banche d’affari si sono messi al lavoro su queste ipotesi, che hanno oggi trovato ulteriore fondamento dopo l’ammissione di interesse dichiarata da un portavoce di Bnp all’agenzia Afp e l’indiscrezione odierna raccolta dal quotidiano Les Echos secondo cui anche il Credit Agricole starebbe valutando il dossier con un mandato che sarebbe stato affidato a Calyon e a Lazard. E non finisce qui. L’autorevole Financial Times riporta oggi un altro rumor secondo cui la stessa SocGen si sarebbe rivolta a Rothschild per delineare una strategia di difesa in caso di offerte ostili.  


Sebbene tra i più scettici in merito a un’operazione straordinaria con al centro SocGen, gli analisti del Credit Suisse indicano un range all’interno del quale il titolo della banca francese potrebbe portarsi in caso di take over: tra gli 85 e i 111 euro. Non male, considerato che il titolo quota nel momento in cui si scrive a 85,27 euro (dopo aver toccato un massimo intraday in apertura a 86,95 euro). Si tratta inoltre di valori simili a quelli identificati solo pochi giorni fa in un report dagli analisti di Citigroup. Nonostante un target a 65 dollari, il premio M&A porterebbe, a detta della banca americana, la valutazione fino all’intervallo 88-110 dollari. Bear Stearns ha invece indicato in 2,4 miliardi le possibili sinergie ante imposte da una fusione con la candidata considerata in pole-position per una fusione con SocGen, l’altra francese Bnp Paribas.

Nei giorni scorsi sono stati molti i nomi circolati tra stampa e sale operative: oltre alle francesi BnpParibas e Credit Agricole, in corsa potrebbero esserci le britanniche Hsbc e Barclays, fino all’italiana Unicredit. Sembra tuttavia arduo ipotizzare che un eventuale operazione possa avvenire senza il placet dell’Eliseo, da cui sono venute precise dichiarazioni favorevoli al mantenimento della francesità del secondo istituto bancario del Paese. Hanno così preso quota le indiscrezioni (riportate inizialmente dall’Observer) circa un piano attraverso il quale suddividere le attività della banca tra Credit Agricole e Bnp, alla prima potrebbero andare le attività di banca d’investimento, alla seconda il retail.


Ad oggi la quota di maggioranza di SocGen fa capo ai dipendenti-azionisti, che possiedono il 6,48% del capitale. L’azionariato è infatti particolarmente diffuso, con ben il 77,03% del capitale sul mercato. Altri azionisti rilevanti sono il gruppo assicurativo Groupama con il 2,97%, Meji Yasuda con il 2,40%, Cdc con il 2,07% e con quote intorno all’1%, Cnp (1,1%), Dexia (1%) e la Fondazione Cassa di Risparmio di Torino (0,95%). Per il futuro di SocGen sarà dunque fondamentale comprendere se gli azionisti attuali saranno intenzionati a partecipare pro-quota all’aumento di capitale da 5,5 miliardi di euro già annunciato e garantito da Morgan Stanley e Jp Morgan. Alla valutazione attuale del titolo la quota azionaria corrispondente all’aumento di capitale sarebbe ampiamente superiore al 10%, e quindi, se considerata complessivamente, anche al 6,48% dell’attuale azionista di maggioranza.