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Sky-Mediaset: cosa cambia per diritti calcio. Intanto Genish (TIM) avverte su rischio cartello TV

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Riguardo al fondo Elliott, la possibilità che riesca ad avere la meglio su Vivendi nell’assemblea è una eventualità che non è stata neanche  contemplata dal numero uno di TIM.

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Accordo Sky-Mediaset sotto i riflettori, non solo dei mercati, ma anche dell’Antitrust e di Tim. Amos Genish, amministratore delegato della compagnia di tlc, non poteva essere più chiaro. In un’intervista rilasciata al quotidiano La Stampa, il numero uno dell’ex Telecom Italia ha auspicato l’avvio di un’indagine, parlando del rischio concentrazione: ovvero, del rischio che l’alleanza crei praticamente un cartello delle tv. Tim non è comunque preoccupata:

Alla domanda su “cosa cambia con il patto Mediaset-Sky?”, Genish ha infatti risposto:

“Nulla. La convergenza dei contenuti, unita alla connettività, costituisce un modello di business sostenibile che può aumentare i ricavi e la soddisfazione dei clienti. Detto ciò, non abbiamo molti dettagli sulla cooperazione Sky-Mediaset e aspettiamo di vedere come funzionerà. Credo che le autorità dovranno esaminare l’intesa attentamente per evitare che dia luogo a una concentrazione ancora maggiore rispetto all’esistente. Si deve anche accertare che tutti i protagonisti del mercato abbiano accesso agli stessi contenuti con le stesse condizioni”.

La dichiarazione è arrivata poco dopo le indiscrezioni riportate da Reuters, che hanno indicato che l’Antitrust valuterà se richiedere un’informativa completa sull’intesa tra Sky Italia e Mediaset. In particolare, una fonte vicina al dossier ha detto che l’Autorità deciderà “in tempi brevi se richiedere tutta la documentazione alle due società“.

Considerata la natura dell’intesa, Reuters ha segnalato che  l’Antitrust potrebbe decidere di concentrarsi sia sul settore propriamente televisivo, sia su quello dei diritti televisivi del campionato di calcio in vista dell’asta per le prossime stagioni.

Sempre Reuters ha riportato che, stando a quanto segnalato da una fonte, “Mediaset smetterà di giocare un ruolo di primo piano nell’offerta di contenuti legati al calcio, favorendo un graduale passaggio di abbonati al gruppo di Murdoch“.

La fonte ha affermato, di fatto, che Premium a questo punto non avrebbe interesse ad acquisire i diritti per il prossimo triennio del campionato di Serie A. Ma Mediaset ha prontamente sottolineato, per bocca del suo portavoce, che l’interesse ad aggiudicarsi i diritti esiste e che la società valuterà le proposte dell‘intermediario Mediapro “in maniera opportunistica”.

Per ora questi diritti televisivi della Serie A sono in mano alla spagnola Mediapro che punta a rivenderli per rientrare dal suo investimento.

La fonte interpellata da Reuters insiste in ogni caso che la rinuncia di Mediaset Premium ad acquisire i diritti televisivi per il calcio avverrebbe per consentire una  “progressiva e dolce migrazione” su Sky dei clienti Premium.

Ciò significa che gli abbonati a Premium dovrebbero recedere dal proprio abbonamento e sottoscrivere l’offerta Sky sul digitale.

Proprio a tal proposito, Amos Genish, intervistato da La Stampa, ha tenuto a precisare che “Mediapro ha ora ancora più interesse a dialogare con Tim sui diritti del calcio, perché l’accordo di venerdì rende possibile un nuovo scenario, potenzialmente più concentrato. Ho sentito che sono stati sorpresi dal patto Sky-Mediaset, tanto è vero che hanno sospeso la pubblicazione della gara“.

Cosa significa dunque per TIM, o meglio per Tim Vision?

“Non abbiamo cambiato idea. Valutiamo come avere un po’ di calcio su Tim Vision, in funzione della capacità di coprire adeguatamente i costi e della nostra base-clienti. Continueremo a parlare con Mediapro. E l’interesse è mutuo”.

Non solo Sky-Mediaset, Amos Genish parla del fondo Elliott

Il numero uno di TIM non si è certo limitato a parlare di Sky-Mediaset. D’altronde, l’interesse nelle ultime settimane è soprattutto sulla battaglia tra i francesi di Vivendi (che, capitanati dal finanziere bretone Vincent Bollorè, detengono una quota di maggioranza del 24% circa in TIM) e tra il fondo Elliott, fondo attivista di Paul Singer.

La battaglia è stata contrassegnata da diversi colpi di scena. Tra gli ultimi, la sorpresa orchestrata da Vivendi, che ha fatto dimettere, lo scorso 22 marzo, otto su 15 consiglieri di Tim, al fine di azzerare il cda. La decisione, nell’immediato, aveva rimandato la partita con il fondo Elliott, visto che l’assemblea per il rinnovo integrale era stata fissata al 4 maggio, svuotando così l’ordine del giorno del 24 aprile (data inizialmente fissata per affrontare anche il nodo Elliott).

L’altro colpo di scena ha visto protagonista il collegio sindacale di TIM, che ha deciso di integrare l’ordine del giorno dell’assemblea convocata già per il 24 aprile con le richieste del fondo attivista Elliott (ovvero la messa ai voti della revoca di sei consiglieri e la loro sostituzione).

La decisione ha sparigliato ancora le carte in tavola, con il cda di TIM che a quel punto ha scelto di convocare per il prossimo 9 aprile un nuovo board per “discutere di eventuali azioni” (incluso il ricorso contro i sindaci.

Dell’assemblea del 9 aprile, Genish ha fatto riferimento, parlando del momento in cui Vivendi presenterà la lista per il consiglio di amministrazione.

“Credo che sarà una squadra forte in cui il ‘presidente esecutivo’ sarà solo ‘presidente’ (Arnaud de Puyfontaine, ndr). Con lui, oltretutto, sono in perfetta sintonia“.

Riguardo al fondo Elliott, la possibilità che riesca ad avere la meglio su Vivendi nell’assemblea è una eventualità neanche  contemplata:

Non è un’ipotesi realistica. Abbiamo un buon piano strategico e gli investitori lo sanno: ne ho visti 120 nelle scorse settimane, chiedono continuità del management e prospettive di reddito. Per questo ritengo che Vivendi sia in grado di conservare un ruolo influente nel board. Il migliore risultato sarebbe quello di avere 10 consiglieri, con Elliott e le minoranze con cinque. Sarebbe un board ricco, di larghe vedute. Quello che serve a Tim”.