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Siria e dati macro spingono il biglietto verde

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Massimi da quasi sette settimane per l’indice del dollaro. Il test missilistico congiunto condotto dall’esercito israeliano e da quello statunitense nel Mediterraneo sta spingendo gli operatori verso gli asset rifugio permettendo al dollar index di salire ai massimi dal 19 luglio a 82,78 punti.

Alla quinta seduta consecutiva con il segno meno il cambio con l’euro è sceso fino a 1,3144 dollari, il livello minimo dal 22 luglio, mentre l’incrocio con la divisa nipponica ha toccato i 99,850 yen, il dato maggiore dal 2 agosto.

Il greenback oltre all’escalation della tensione in Siria può contare anche sulle indicazioni migliori delle attese arrivate dal fronte macro che dovrebbero spingere la Banca centrale a ridurre gli acquisti di asset nella riunione in calendario a metà mese. L’Institute for Supply Management ha reso noto che l’indice che tasta il polso al manifatturiero della prima economia ad agosto è salito da 55,4 a 55,7 punti (livello massimo da oltre due anni) mentre la spesa edilizia a luglio ha evidenziato un incremento mensile dello 0,6% (consenso 54 punti e +0,4%).

Nel corso della notte la Banca centrale australiana ha annunciato, in linea con le stime, di aver confermato il tasso benchmark al 2,5%. Questa volta però non è stata menzionata la possibilità di nuove misure di stimolo e questo sta sostenendo l’aussie che sale dello 0,7% a 0,9061 dollari Usa.