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La sindrome irlandese colpisce anche Lisbona e Madrid

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Da Atene a Dublino, da Lisbona a Roma nuove tensioni scuotono l’Europa. E’ l’effetto domino il pericolo che Unione europea e Fondo Monetario Internazionale vogliono evitare nel Vecchio Continente. Dal G20 di Seul i ministri delle Finanze di Germania, Francia, Italia, Gran Bretagna e Spagna hanno gettato acqua sul fuoco, annunciando che la Ue sta lavorando alla costituzione di una rete-anticrisi permanente che entrerà in vigore nella metà del 2013, rimpiazzando l’attuale Fondo di stabilizzazione triennale.


 

Si cambiano le regole in corsa: col piano attuale nessun obbligazionista sarà costretto a contribuire ad un eventuale salvataggio di uno Stato dell’eurozona, come aveva ipotizzato la Germania nelle ultime settimane. Dal Portogallo intanto è arrivato l’allarme lanciato dal ministro degli Esteri, Luis Amado, su una possibile uscita del Paese dall’euro. Se Lisbona non riuscirà a creare un’ampia coalizione di governo per far fronte alla crisi finanziaria, ha spiegato, potrebbe essere costretta ad abbandonare l’euro.


 


Il Paese – ha specificato – è in una “situazione estrema” e senza un compromesso tra governo e opposizione i mercati potrebbero inevitabilmente costringerci a prendere in considerazione l’uscita dalla moneta unica. Eppure il Pil del Portogallo del terzo trimestre 2010 ha segnato una crescita dello 0,4% rispetto al trimestre precedente e dell’1,5% rispetto al terzo trimestre 2009. Ma non è abbastanza.


 


Mentre Dublino cerca in tutti modi di gettare acqua sul fuoco, con i mercati nervosi, tanto che il termometro dei credit default swap chiede un premio del 5,37%, secondo solo a quello chiesto per i titoli pluriennali dello Grecia (8,63%) e ben superiore a quello di Portogallo (4,30%) e Spagna (2,61%), questi due Paesi senza farsi problemi di orgoglio nazionale starebbero preparando richieste di aiuti per una settantina di miliardi di euro a testa.


 


Anche a Roma la situazione non è idilliaca. “Lo spread tra i rendimenti dei titoli di Stato italiani e quelli tedeschi ha raggiunto quota 191, un record storico negativo nazionale, con costi sulla collettività enormi per Paesi in crisi e a rischio fallimento come la Grecia, il Portogallo e la Spagna”, ha segnalato ieri a Genova il vicesegretario nazionale del Pd Enrico Letta parlando degli effetti della crisi economica in Italia e il rischio fallimento dei Piigs, ossia di Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna.