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Siamo a un punto di svolta sui mercati? Tra i gestori c’è chi dice no, ecco perchè

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Non è ancora giunto il momento per tornare sui titoli bancari, ne ci si può più affidare al mantra in base al quale l’investimento in titoli azionari è sempre considerato vincente nel lungo periodo.
A dirlo, in maniera concorde, i gestori intervenuti a Milano alla tavola rotonda “Siamo ad un punto di svolta?” organizzata da EGI (European&Global Investments).
 
A cinque anni dai primi segnali della grande crisi i gestori, quasi tutti con base a Londra o in Svizzera e caratterizzati da clientela istituzionale internazionale, si sono radunati a Milano per fare il punto della situazione dopo il round di interventi delle banche centrali.
 
Un punto di vista di tutto rispetto non solo perchè proveniente da due dei maggiori poli finanziari europei, ma anche perché tutti i gestori intervenuti sono caratterizzati da un diverso approccio al mercato.
 
 
I gestori non hanno fatto mistero di un certo scetticismo nell’osservare il prossimo futuro, lontani dagli entusiasmi di chi crede che siano sufficienti politiche monetarie espansive per riportare sui binari una crescita economica che – come sostengono concordi – ormai sembra essere merce rara e rinvenibile unicamente da gestori dotati di know-how e competenze specifiche quali un track record fuori dal comune.

Per Michele de Michelis, Cio di Frame Asset Management, la ricerca delle performance passa necessariamente attraverso una lunga e incessante opera di selezione dei migliori gestori presenti in Europa. La società basata a Lugano e advisor di molti fondi è nota per investire solo nei fondi i cui gestori abbiano dimostrato un track record pluriennale di performance positive e a volatilità contenuta e privilegia storie di boutique di investimento create da ex numeri uno che hanno fatto la fortuna di alcuni dei fondi “star”delle sgr più conosciute che si sono messi in proprio applicando in maniera imprenditoriale le proprie capacità di investimento e condividendo il rischio delle scelte con i clienti.

Secondo Achille Mucci, Ceo di Leo Fund Managers, affinchè si possa nuovamente considerare un investimento in titoli bancari, deve modificarsi qualcosa nella domanda di credito (tuttora alta solo nei potenziali prenditori di credito di bassa qualità) oltre che migliorare il rapporto cost/income.

Non esiste più risk premium sulle azioni per Alessandro Penati, Ceo di Quaestio Capital Management Sgr, secondo il quale il rendimento positivo offerto dai titoli azionari nel tempo non è più un’opzione disponibile. Un elemento di ulteriore incertezza nella scelta di allocazione delle risorse che si aggiunge a quella rappresentata dalla mancanza di porti sicuri e dall’esplosione delle decorrelazioni. I titoli azionari incorporerebbero sia il rischio-mercato che il rischio dei singoli titoli.

Per George Lequime, Advisor di Earth Resources Investment Group, in questo momento l’oro rappresenta non solo una materia prima ma anche una vera e propria moneta di scambio con il pericolo che, violato al ribasso i 1650 dollari per oncia, le aziende di estrazione mineraria possano iniziare a subire un deterioramento del conto economico.

Tutt’altre prospettive per la Cina – ha affermato Luca Frontini, Fund Manager di Abraxas Capital Management – che, a differenza del modello occidentale, in questo momento ha un bisogno enorme di levereggiare i propri investimenti, ha risparmio da allocare, riforme strutturali in rampa di lancio e domanda di beni e servizi in esplosione, oltre che una crescita demografica costante.

Si aspetta profit-warning anche importanti da parte delle società che hanno riportato bene negli ultimi trimestri Massimo Marzeglia, Investment Manager di Eurofin Capital Management secondo il quale , dopo aver spinto al massimo il pedale dell’efficientamento dei costi, in mancanza di una crescita reale nei prossimi trimestri si fermerebbe anche la crescita degli utili. In questo caso il gestore si spinge a consigliare un portafoglio composto da mercati emergenti, azioni che garantiscno un alto dividendo (destinato a costituire una parte sempre più consistente del rendimento attuale e futuro) e titoli high yield.