Si chiude l’Opa su Parmalat, Lactalis oltre il 50%

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Lactalis è salita oltre il 50% di Parmalat con un giorno di anticipo sulla chiusura dell’Opa lanciata lo scorso 23 maggio. Fino a ieri sera il gruppo caseario francese ha ottenuto l’adesione alla sua offerta di 198,2 milioni di titoli, pari a circa il 12% del capitale, assicurandosi il controllo definitivo del gruppo di Collecchio e portandosi non molto lontano dalla quota del 55% fissata dalla stessa Lactalis come soglia minima per il successo dell’offerta.


Come previsto, determinanti per questo risultato sono stati i fondi esteri azionisti, che possedevano in totale circa il 30% dei titoli Parmalat, e che ieri hanno fatto impennare l’adesione dal 13,62 al 21,5 per cento. Tra gli altri investitori istituzionali, anche Intesa Sanpaolo aveva consegnato il suo intero pacchetto azionario del 2,438% per poco più di 110 milioni di euro. La stessa Azione Parmalat, l’associazione che raggruppa gli azionisti di minoranza guidata da Marco Pedretti, aveva deciso di aderire all’offerta della famiglia Besnier, in vista di una possibile svalutazione delle azioni e dei warrant dopo lo stacco del dividendo del prossimo 18 luglio. Gli investitori hanno dunque rinunciato all’idea di un rialzo del prezzo dell’offerta a 2,8 euro, accettando quella a 2,6. Ubs era stata tra gli ultimi a tentare la speculazione su Parmalat, acquistandone il 2,7% prima che scattassero i tre giorni di interdizione per le nuove adesioni all’Opa .

Lactalis, che per la scalata a Parmalat ha già sborsato 1,3 miliardi di euro e che aspetta la chiusura definitiva dell’Opa per tirare le somme, a questo punto potrebbe augurarsi di non superare il 55% delle quote, per non spendere più degli 1,4 miliardi che sono il minimo della forchetta e che consentirebbero ai francesi di non indebitarsi per più di 5 miliardi di euro, mantenendo una leva debitoria di 2,6 volte l’Ebitda. Il raggiungimento di una quota maggiore consentirebbe senza dubbio a Lactalis di entrare in possesso dei requisiti statutari per conferire, eventualmente, i propri asset francesi e spagnoli in Parmalat, ma porterebbe la spesa per i Besnier a 3,5 miliardi di euro.


E’ comunque probabile che, anche con la quota già raggiunta, Lactalis possa riuscire a governare il consiglio d’amministrazione di Collecchio senza trovare opposizioni, anche in caso di assemblee straordinarie. Con la nomina del presidente Tatò, sono entrati nel consiglio d’amministrazione di Parmalat il presidente di Lactalis Italia e direttore generale di Groupe Lactalis, Antonio Sala, Francesco Gatti e Daniel Jaouen, a loro volta legati al gruppo francese, il commercialista Marco Reboa e gli indipendenti Riccardo Zingales, Marco Jesi e Ferdinando Grimaldi Gualtieri. La scorsa settimana sono stati nominati anche i comitati interni e gli organismi di vigilanza, mentre il Cfo del gruppo, Pierluigi De Angelis, ha rassegnato le dimissioni.


In attesa della chiusura definitiva dell’offerta, intanto, il titolo continua a trattare al di sotto dei 2,60 euro: in questo momento le azioni sono scambiate a 2,57 euro.

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