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Si accende la guerra degli sportelli: Intesa Sanpaolo studia da vicino le mosse di Unicredit

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Bye bye Europa dell’Est. Adesso per fare buoni affari bisogna guardare altrove. Dalla Libia al Cina. E Unicredit prepara le munizioni. Il 2011 sarà “l’anno buono” per l’apertura della banca libica, un progetto a cui la banca di Piazza Cordusio sta lavorando da tempo, e sempre l’anno prossimo sotto le insegne Unicredit aprirà i battenti una filiale cinese a Canton, dopo quella di Shanghai, e rapidamente potrebbe arrivarne anche una terza. Lo ha annunciato il direttore generale dell’istituto, Roberto Nicastro, specificando che la strategia estera proseguirà “compatibilmente con le autorizzazioni”.


“L’obiettivo chiaro” di Unicredit, ha spiegato Nicastro, è quello di accompagnare le imprese italiane nella sfida dell’export. “Per questo – ha detto – il percorso di internazionalizzazione resta per noi fondamentale. Nell’Europa centro-orientale – ha proseguito – siamo nettamente leader anche rispetto ad altre banche internazionali e accompagniamo 15 mila imprese italiane con desk in ciascun Paese. Stiamo anche lavorando su nuovi servizi e prodotti perché il finanziamento da solo non basta più ma le aziende chiedono anche di essere accreditate nel Paese estero”.

Tra il 2001 e il 2009 due terzi della crescita dell’export sono andati verso l’Europa centrorientale e nel mondo si stanno creando 500 milioni di nuovi consumatori benestanti. “Se vinciamo questa sfida – ha concluso in riferimento alla partita del Paese dei nuovi mercati – l’Italia resterà nel G10 ancora nei prossimi dieci anni”. Chi guarda da vicino le mosse di Unicredit è Intesa SanPaolo. Ca de Sass attende, infatti, le mosse di Piazza Cordusio nell’Europa Centro Orientale, dove l’amministratore delegato Federico Ghizzoni ha annunciato una revisione della presenza nei paesi in cui la banca non è tra i primi tre o quattro player, non escludendo eventuali cessioni o scambi di asset.

A dirlo è il responsabile della divisione Banche Estere di Intesa Sanpaolo Giovanni Boccolini. “Sicuramente – afferma Boccolini – condivido quello che vuole fare Unicredit, però non ha dato ancora delle indicazioni precise. Ha dato un’indicazione di tipo strategico, che io condivido perché essere concentrati è la cosa migliore. Nell’Europa Centro Orientale – ha continuato – ci sono dei paesi dove potremmo fare qualcosa. I nostri rapporti con Unicredit sono ottimi, per cui se dovesse esserci questa opportunità, sicuramente ci tireranno in ballo”.

Nel frattempo Intesa SanPaolo è impegnata sul fronte polacco, dove è in corsa per acquisire la Polbank, controllata del gruppo greco Eurobank Efg. Riguardo ai tempi Boccolini si è limitato a dire che “in genere queste operazioni vengono decise in venti giorni, ma siccome in questo periodo non si fanno grosse operazioni di M&A, hanno tutto il tempo che vogliono”. Gli analisti segnalano che sarà il prezzo a dettare le regole del gioco o meglio la convenienza per la banca italiana a procedere o meno nel deal, anche se c’è chi si augura che Intesa SanPaolo possa sfruttare a suo vantaggio il momento di debolezza che vive Piazza Cordusio in questa fase di riorganizzazione seguita all’uscita di Alessandro Profumo per recuperare un po’ la distanza. 


Secondo l’ultimo tam tam di Borsa, alcuni grandi istituti europei potrebbero approfittare di questa fase di “debolezza” in Piazza Cordusio per sferrare un attacco sul network che Alessandro Profumo ha costruito nell’Est d’Europa. I primi indizi puntano il dito sull’inglese Hsbc, che avrebbe assoldato alcuni legali in Italia per studiare da vicino il dossier. In realtà l’istituto britannico non sarebbe il solo a valutare l’affaire. In passato anche il Banco Santander aveva studiato l’istituto italiano.


Ma Unicredit tra gli esperti di mercati c’è chi avverte: Unicredit deve fare bene i conti con una revisione della strategia che l’ha portata ad essere grande in quanto l’eventuale disimpegno del gruppo dai mercati esteri che vanno peggio potrebbe implicare delle svalutazioni. Anche gli analisti di Goldman Sachs hanno approfondito l’argomento. In uno studio recente la banca d’affari ha individuato come aree meno profittevoli per Unicredit il Kazakhstan, dove l’indice di redditività del capitale (Roe) nei primi sei mesi del 2010 è negativo per il 67%, l’Ucraina dove il Roe è 0% e i Paesi Baltici dove il Roe è a -8% nonché la quota di mercato è molto bassa, compresa tra l’1 e l’1,5 per cento. Il titolo Unicredit segue l’onda del mercato: in questo momento cede l’1,56% a 1,704 euro.