Shutdown pesa ancora sul biglietto verde, Draghi non placa corsa euro

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E’ arrivato al terzo giorno lo shutdown degli Stati Uniti e l’impasse oltreoceano si fa sentire sul dollaro. Il biglietto verde è infatti scivolato al livello più basso in otto mesi contro l’euro con l’aumentare delle preoccupazioni che una prolungata chiusura parziale dell’attività governativa negli Stati Uniti incida negativamente sulla crescita. Come riflesso la Federal Reserve potrebbe vedersi costretta a ritardare l’inizio dell’assottigliamento dello stimolo monetario.

Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, dopo l’incontro inconcludente con i rappresentanti repubblicani, ha detto che deve prevalere il buon senso e si trovi un accordo “per far riprendere subito l’attività del governo, uno stop che sta colpendo famiglie ed economia”.
Il Congresso Usa dovrà trovare un accordo anche sull’innalzamento del tetto del debito entro il 17 ottobre per evitare un default tecnico.
Il cross euro/dollaro si mantiene questa mattina sopra quota 1,36 dollari, livello raggiunto ieri pomeriggio e che la divisa unica europea non vedeva da febbraio. Ieri Draghi non ha riservato grosse novità, confermando la possibilità di nuove misure tra cui un nuovo Ltro, non riuscendo così a smorzare il trend rialzista dell’euro.

“Avvicinato di molto il target di 1,37 tanto da mettere in conto anche un ritorno a 1,4000”, commenta oggi Michael Hewson, Senior Market Analyst di CMC Markets. “Secondo gli osservatori – sottolinea l’esperto di CMC – è bello poter raccontare al mercato che sei dotato di tutti gli strumenti di politica monetaria atti a mettere in moto un allentamento, ma se poi non agisci di conseguenza mostrandoti in ciò riluttante, allora anche il mercato se ne accorgerà e l’euro non solo non arresterà la sua corsa ma soffocherà sul nascere la ripresa in Europa”.

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