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Shutdown adesso fa più paura. Ftse Mib completa tris di ribassi, Juventus arriva a +44% ytd

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Seduta di metà ottava altalenante per Piazza Affari. L’indice Ftse Mib, partito con il freno a mano tirato complice la debolezza di ieri di Wall Street, ha poi ripreso quota ma alla fine è andato a chiudere a 19.400 punti (-0,19%). In attesa della riunione Bce di domani, gli investitori hanno guardato alle indicazioni in arrivo da oltreoceano con il rischio di nuove tensioni sul fronte dazi (rumor del Financial Times circa la cancellazione di un incontro degli Usa con i funzionari cinesi) per poi tornare a concentrarsi sul nodo shutdown. La Casa Bianca ha fatto sapere che c’è il rischio di una crescita zero degli Usa nel primo trimestre se lo stop andrà avanti.

Riflettori anche sulle dichiarazioni in arrivo da Davos con diversi esponenti del governo italiano nella cittadina svizzera. Il premier Conte non ha escluso una crescita oltre le attese fino a +1,5%, mentre Trai si è detto confidente in un calo ulteriore dello spread, indicando un livello auspicabile di 150 pb.

Migliore performer di giornata sul Ftse Mib è stata ancora una volta la Juventus (+2,41% a 1,531 euro) con ha portato a oltre +43% il saldo da inizio anno.

La giornata di oggi ha visto arrestarsi la discesa di Telecom (+0,54% a 0,4484 euro). Ieri le azioni Telecom avevano bucato al ribasso i minimi storici. Il mercato guarda alle ultime indiscrezioni in vista del varo del nuovo piano il prossimo 21 febbraio. Il ceo Luigi Gubitosi starebbe esaminando le varie opzioni circa la rete della compagnia e avrebbe in programma di nominare degli advisor per studiare una joint venture o una fusione con Open Fiber, che vede Enel e Cdp azioniste di riferimento con il 50% ciascuna. CDP, secondo quanto riferito da Il Messaggero, potrebbe aspettare fino alla presentazione del piano il prossimo mese prima di decidere che posizione prendere.

Male Eni (-1,15) e anche i titoli automotive con cali superiori all’1% per FCA e Ferrari. Miste invece le banche con buon spunto rialzista per Unicredit (+1,65%). L’altra big Intesa Sanpaolo (+0,8%) ha visto le parole del ceo Messina che ha confermato la politica di dividendi per il 2018, escludendo qualsiasi tipo di coinvolgimento nel salvataggio di Carige con la quota di mercato della banca in Italia che impedisce qualsiasi tipo di ragionamento sul fronte acquisizioni. Segno meno invece per Bper (-1,47%) nonostante le parole di Carlo Cimbri, amministratore delegato di Unipol, che ha escluso nozze a tre Mps-Bper-Unipol Banca.