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Shock italiano a Davos, per l’Fmi Italia è rischio globale. Scattano Salvini e Tria

Salvini: “L’Italia minaccia e rischio per l’economia globale? Piuttosto è il Fmi che è una minaccia per l’economia mondiale”.

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Shock a Davos, palcoscenico anche quest’anno del Forum economico mondiale: prima dell’inizio ufficiale dei lavori, arriva la doccia fredda dell’Fmi, che pubblica la versione aggiornata del suo World Economic Outlook.

Niente di buono dalle nuove stime. Niente di buono soprattutto per l’Italia, che viene bollata alla stregua di rischio globale, così come la Brexit, la guerra commerciale Usa-Cina, il rallentamento del Pil cinese.

Nel caso dell’Italia, lo schiaffo è duplice: Washington non si limita a rivedere al ribasso le stime sul Pil del 2019 dal +1% precedente al +0,6%.

Puntuale, arriva anche il monito al governo M5S-Lega: una qualsiasi nuova tensione sul debito pubblico metterebbe a rischio la crescita dell’economia, scatenando un nuovo balzo dei tassi che andrebbe a detrimento delle banche italiane (già assillate dai nuovi compiti assegnati dalla Bce nella gestione degli NPL).

“Un periodo prolungato di rendimenti elevati produrrebbe ulteriore stress sulle banche italiane, pesando sull’attività economica, e peggiorando la dinamica del debito”, afferma il Fondo.

E Gita Gopinah, responsabile economista dell’Fmi, spiega il rischio italiano, laddove comunica da Davos che “abbiamo rivisto al ribasso le nostre stime sulle economie dei paesi avanzati in misura lieve, a causa principalmente delle revisioni al ribasso della (crescita) dell’area euro”.

“All’interno di essa – continua Gopinah – le revisioni significative riguardano la Germania, dove le difficoltà in cui si sta imbattendo la produzione di auto e la domanda esterna più bassa peseranno sulla crescita del 2019, e l’Italia, in cui i rischi finanziari e dei debiti sovrani – e il collegamento tra di essi, il noto doom loop -, aggiungono ostacoli alla crescita”.

Immediata la reazione del governo giallo-verde:

A tuonare contro Washington è subito il vicepremier, leader della Lega e ministro dell’Interno, Matteo Salvini:

“L’Italia minaccia e rischio per l’economia globale? Piuttosto è il Fmi che è una minaccia per l’economia mondiale, una storia di ricette economiche coronata da previsioni errate, pochi successi e molti disastri”.

Toni più pacati ma sempre diretti dall’altro vicepremier, leader del M5S e ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio:

“All’Fmi ha già risposto il presidente della commissione europea che ha detto che hanno sbagliato a fidarsi dell’Fmi sulla Grecia con l’austerità. Stiamo creando un nuovo stato sociale: non arretriamo, di fronte a chi addirittura definisce l’Italia una delle cause della recessione economica. Non lo possiamo accettare”. E: “se pensano che con qualche dato possano scoraggiarci si sbagliano: indietro non si torna”.

Contro la definizione dell’Italia alla stregua di rischio globale interviene anche il ministro dell’economia Giovanni Tria:

“Non credo che l’Italia sia un rischio né per l’Ue né globale”, in realtà il rischio viene dalle “politiche consigliate dal Fmi”, afferma Tria al termine dell’Eurogruppo, aggiungendo che all’Fmi e alla Commissione prevale l’idea che “bisogna accumulare buffer fiscali per essere pronti e avere lo spazio per reagire in caso di crisi, ma con questa tesi non si vede che, per voler accumulare mezzi per reagire alla crisi, si crea la crisi”.

Ma a Davos lo shock non è solo italiano. Lo shock è anche globale, perchè dal World Economic Outlook dell’Fmi aggiornato emerge più di un downgrade.

A essere riviste al ribasso sono infatti le stime dell’intera economia globale, per cui ora gli economisti prevedono una espansione, nell’anno in corso, al tasso minimo in tre anni. 

Mentre l’outlook su Stati Uniti e Cina è lasciato invariato, la revisione colpisce l’area euro, che paga soprattutto i pesanti downgrade su Italia e Germania.

E se è vero che in caso di accordo sulla Brexit il Regno Unito è atteso fare meglio della Germania, è altrettanto vero che nel peggiore dei casi, il rischio è di un crollo del Pil britannico fino a -8%.