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Shell sfida Putin sul petrolio russo

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La Shell e le altre compagnie internazionali impegnate in grandi progetti di sviluppo di campi petroliferi in Russia non saranno obbligate a cedere le loro licenze allo Stato, ma dovranno venire a patti e rivedere i costi. È questo l’oggetto del braccio di ferro su alcuni dei più importanti giacimenti di idrocarburi del mondo, come Sakhalin 2, dove è appunto capofila Royal Dutch Shell. Il responsabile russo della Shell ha detto ieri che la compagnia anglo-olandese non ha in programma di cedere le sue quote (50%) nel progetto. Il vice premier Aleksandr Zhukov ha confermato che “gli accordi già presi non saranno rivisti”, mentre il ministro delle risorse naturali Yurij Trutnev ha aggiunto che il ritiro delle licenze viene visto solo come “ultima spiaggia”. Tutto nasce, secondo gli analisti, dal desiderio della Russia di avere maggiore voce in capitolo nei grandi progetti che in passato sono stati assegnati alle grandi società internazionali. La Russia ha anche raggiunto ieri un accordo con l’Ucraina per la fornitura del gas, il cui costo salirà dai 95 dollari dell’inverno scorso. Con il presidente filorusso ci si è accordati su un tetto massimo di 130 dollari per il 2007.