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Shell: Mosca dice no alla ricerca in Russia

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Le autorità russe hanno bloccato i lavori del consorzio petrolifero guidato dalla Shell adducendo a motivo ragioni ecologiche. Secondo il parere di gran parte degli analisti si tratterebbe piuttosto di una manovra volta a convincere i gruppi stranieri ad inserire nel progetto anche Gazprom, il colosso russo del gas e del petrolio. Sistemi analoghi verrebbero utilizzati dalle autorità russe anche nello scontro in corso con altri operatori internazionali, la Exxon e la Total. Il ministero delle risorse naturali ha annullato il proprio parere positivo sull’impatto ambientale del progetto Sakhalin-2 inerente la costruzione del più grande impianto di liquefazione nel mondo. Alla guida del consorzio c’è la Royal Duch Shell con il 55%, seguita dai Giapponesi della Mitsui e quelli della Mitsubishi. Gazprom aveva chiesto di entrare con il 25%. L’ingresso dell’operatore russo, sostengono gli esperti, farebbe svanire quasi magicamente le perplessità ministeriali.