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Shell esclude l’Italia dal riassetto azionario

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Da oltre un mese è bloccata alla frontiera italiana e vi rimarrà probabilmente fino alla fine l’offerta di scambio globable tra i titoli Royal Dutch e Shell Transport voluta dal gigante petrolifero olandese per concentrare in un solo titolo quotato, si chiamerà Royal Dutch Shell, la sua presenza nei mercati azionari. L’offerta, che si concluderà il 18 luglio, avviene contemporaneamente in tutti i paesi al mondo con l’esclusione, è precisato nel prospetto, di Giappone, Nuova Zelanda e appunto l’Italia. Per il Belpaese l’assenza secondo la laconica precisazione di un portavoce della Royal Dutch-Shell, che proprio ieri ha deciso di pagare 90 milioni di dollari per chiudere la class action in Usa sulla valutazione delle sue riserve petrolifere, è dovuta a “ragioni regolamentari”. A farne le speso i nostri investitori istituzionali e individuali, che posseggono titoli Shell Transport e Royal Dutch. Che non sono pochi.