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Shanghai cade ancora, da inizio anno la flessione è del 35%

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A meno di un’ora dal termine delle contrattazioni l’indice Shanghai Composite segna un ribasso superiore ai 4 punti percentuali.

Quello che sta avvenendo sul mercato azionario cinese è durissimo ma allo stesso tempo affascinante. Il dato nudo e crudo ci parla di un indice, quello di Shanghai che ha perso oltre il 35% da inizio anno.

Verrebbe da pensare, per chi non conosce il mercato cinese, ad una débâcle senza precedenti e ad un governo che, impegnato con la questione tibetana e le olimpiadi, si sia lasciato sopraffare dagli eventi.


La discesa della borsa invece era stata annunciata e quasi voluta da un governo che si trovava e si trova tuttora a gestire due squilibri di grandi dimensioni : La crescita dell’inflazione e la differenza di prezzo tra le stesse identiche azioni quotate a Shanghai/Shenzhen e a Hong Kong.


 


Della lotta all’inflazione parleremo nei prossimi giorni, ma le dichiarazioni del premier cinese Wen Jiabao al vertice Greater Mekong River Subregion tenutosi in Laos, lasciano intendere la possibile evoluzione degli eventi : “La Cina è largamente autosufficiente nella produzione di riso e la nazione ha circa 40 / 50 milioni di tonnellate di scorte”. “Mettete la vostra mente a riposo (ossia rilassatevi)  perché la Cina ha abbondanti forniture di riso”.


 


Della differenza di prezzo tra le stesse azioni ne parliamo ora.


Il dato storico dello sconto medio delle stesse identiche azioni quotate sia a Hong Kong che in Cina negli ultimi mesi è oscillato tra il 40% e il  50%. Il dato attuale fotografa uno sconto medio del 33%, con una riduzione del 21% di questo sconto avvenuta “brutalmente” negli ultimi 5 giorni.


Titoli come Jiangsu Express, Bank Of Communications, China Shipping Development, China Life Insurance. Angang Steel, Anhui Conch Cement, Ping An Insurance Group sono ora addirittura più cari ad Hong Kong che a Shanghai.


Cosa possiamo aspettarci ora ?


Manca davvero poco perchè il mercato interno cinese e quello di Hong Kong possano prendersi per mano e proseguire allineati. Basterebbe una piccola spintarella, magari una semplice rivalutazione del dollaro di Hong Kong, per riequilibrare gli indici. E se lo facessero, dopo i recenti accordi con Taiwan, staremmo parlando virtualmente del primo mercato azionario al mondo.


Ma questa è un’altra storia.


 


Roberto Malnati