La sfida di Marchionne riparte da Industrial, sullo sfondo resta lo scontro con la Fiom

Inviato da Micaela Osella il Lun, 03/01/2011 - 18:41

Campeggia ancora il dito di Cattelan davanti alla Borsa di Milano. Questa mattina era accerchiato dai trattori. Il messaggio era inequivocabile. Oggi Fiat Industrial ha debuttato in Piazza Affari, la società scissa da Fiat spa che raggruppa le attività nei camion (Iveco), macchine agricole e movimento terra (Cnh). Il titolo ha chiuso le contrattazioni del primo giorno di quotazione in crescita del 3,05% a 9 euro netti. Ancora meglio ha fatto Fiat spa, salito del 4,91% a 7,02 euro segnalandosi come il miglior titolo del paniere principale della Borsa di Milano. Il listino generale di Piazza Affari ha chiuso in crescita dell'1,30% e sono forti i titoli dell'auto in tutta Europa, spinti da Porsche, salita di circa il 15% dopo che negli Stati Uniti è stata rigettata una causa da due miliardi di dollari contro la casa tedesca.

Al fischio d'inizio alle 9 del mattino l'unità dei veicoli industriali ha aperto a 9 euro, mentre l'Auto è partita a 6,9 euro. Dalla Borsa è arrivata una prima promozione allo spin-off: le due Fiat messe insieme, all'apertura, trattavano già con un premio del 3% rispetto ai 15,43 euro dell'ultima chiusura della vecchià Fiat. Il consensus degli analisti aveva previsto per il giorno d'esordio un debutto della Spa a 6,65 e di 9,40 per Industrial, con un premio da scissione nell'ordine del 4%. L'esordio Fiat ha tra l'altro mandato in tilt l'indice principale Ftse Mib, fermato pochi minuti dopo l'avvio delle contrattazioni (alle 9.04) per un errore tecnico proprio nel calcolo che doveva tener conto della scissione. Così dopo l'avvio in apparente netto calo (-0,94%) è stato subito fermato, con sospensione conseguente anche dei derivati. Più di due ore dopo (alle 11.11) l'Ftse è ripartito con un conteggio corretto, segnando un calo dello 0,25%.

"Questo è un momento molto importante per la Fiat, perché rappresenta allo stesso tempo un punto di arrivo e un punto di partenza", ha detto l'Ad Sergio Marchionne alla cerimonia per il debutto di Fiat Industrial in Borsa. "Di fronte alle grandi trasformazioni in atto nel mercato - ha spiegato - non potevamo più continuare a tenere insieme settori che non hanno nessuna caratteristica economica e industriale in comune". Per comprendere il valore della scissione poi, ha sottolineato, occorre anche "considerare le opportunità di crescita personale che potrà offrire ai nostri lavoratori". Intanto però, sul futuro prossimo del Lingotto, continuano a pesare i nodi sindacali, in vista soprattutto del referendum sull'accordo di Mirafiori.

Comincerà domani un giro di consultazioni tra la Fiom ed alcune forze politiche dopo gli accordi separati sugli stabilimenti Fiat di Mirafiori e di Pomigliano. Inizierà l'Idv, guidata dal leader Antonio di Pietro che incontrerà le tute blu della Cgil nella sede di Corso Trieste. Nei prossimi giorni invece sono già stati concordati gli incontri con i segretari nazionali del Partito Democratico, della Federazione della Sinistra e di Sinistra ecologia e libertà. Marchionne non ha dimenticato le difficoltà che stanno incontrando le relazioni sindacali, con la Fiom che si oppone, dopo aver detto no a quello di Pomigliano, all'accodi per Mirafiori. "La Fiat è capace di produrre vetture con o senza la Fiom", ha detto il top manager italo-canadese a muso duro, aggiungendo che se al referendom dello stabilimento torinese dovesse vincere il no con il 51% la Fiat non farà l'investimento.

Parole che fanno tornare alla mente l'editto di Detroit. Eppure dopo la svolta di Torino, a Mirafiori di una settimana fa, in molti ritengono che il capovolgimento di Fiat-Chrysler in Chrysler-Fiat sia ormai un fatto non più solo nominalistico. Anzi, per gli addetti ai lavori, questo potrebbe essere il tema dominante nel 2011. Come spiegano alcuni analisti contattati da Finanza.com se non ci sarà accordo con i sindacati, Marchionne potrebbe decidere di spostare la produzione verso altri siti. "Non è detto che il management di Fiat decida di traslocare linee produttive negli Stati Uniti, dove tra l'altro è un mercato che apprezza auto di grandi cilindrata, ma potrebbe essere interessante valutare l'ipotesi Turchia", segnala un esperto di una primaria banca straniera, che preferisce mantenere l'anonimato. Al di là degli scenari aperti, resta il fatto che Marchionne Oltreoceano viene osannato, mentre in Italia l'attacco dei sindacati, anzi della Fiom, è sempre più all'ordine del giorno e sempre più duro. Peccato che la posta in gioco sia molto alta: potrebbe non fermarsi ai confini di Mirafiori.

COMMENTA LA NOTIZIA