La sfida dei fondi etici (Fondionline.it) - 1 -

Inviato da Redazione il Gio, 24/05/2007 - 09:51
Gli investitori non sono tutti uguali, e non tutti -guardando più in là dell'ovvia intenzione di far rendere il denaro investito- puntano esattamente al medesimo obiettivo. Il modo di intendere gli investimenti sui mercati finanziari, così come il meccanismo per renderli operativi, ha subito non poche modifiche nel corso della storia, parallelamente a quelli di natura sociologica. L'esistenza dei fondi comuni di investimento etici, dei fondi di investimento socialmente responsabili o dei fondi ecologici, è la prova evidente del cambiamento. Questo gruppo di strumenti presenta una correlazione diretta sia con l'adozione di criteri di responsabilità sociale da parte delle imprese, sia con il livello di trasparenza e i risultati ottenuti annualmente nell'ambito economico, sociale e ambientale. In tutti i casi, si tratta di mettere da parte alcuni stereotipi e puntare al conseguimento di due obiettivi compatibili: guadagnare denaro garantendo il rispetto di alcuni parametri scelti dall'investitore, in linea con la sua coscienza e intonati ai suoi valori morali. Per fortuna il mercato è molto ampio e offre la possibilità di creare combinazioni diverse. Sembra che i Quaccheri nordamericani - nel XIX secolo- siano stati i primi ad operare sui mercati con l'intento di guadagnare denaro senza tradire i propri principi morali, escludendo dai propri investimenti le società attive nel traffico degli schiavi o nella produzione di alcool. Il primo fondo di investimento etico -così come li conosciamo oggi- è stato il Pax World Fund, creato nel 1971 negli Stati Uniti, con l'intento di soddisfare la domanda proveniente dagli investitori Usa che volevano escludere dal proprio raggio di azione le imprese legate al mantenimento del conflitto in Vietnam. (segue)
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