Settore bancario in fermento: adesso è il turno di Nomura a far continuare la corsa agli sportelli

Inviato da Micaela Osella il Lun, 08/11/2010 - 15:46

E' corsa ad allargare la geografia dei ricavi in Europa. E in Giappone non stanno a guardare. Di fronte all'attivismo delle banche del Vecchio Continente che recentemente hanno mosso in Turchia e Polonia, adesso è Nomura, la maggiore banca di investimento con gli occhi a mandorla, a gettarsi nell'arena dell'M&A. Lo fa però rilanciando la partita negli Stati Uniti. "Continuiamo a guardare a opportunità strategiche, che presentino gli appropriati prodotti e le compatibilità di servizio", ha ammesso in un'intervista rilasciata al Financial Times, Takumi Shibata, chief operating officer dell'istituto nipponico.

Non è la prima volta che Nomura valuta acquisizioni Oltreoceano. Qualche mese fa nel suo mirino era finita Jefferies, la maggiore banca di puro investimento con passaporto americano, ma il tutto si era concluso con un nulla di fatto. Adesso con il dollaro sceso ai minimi sullo yen, la partita sembra giocarsi sul velluto e il finale da scrivere potrebbe essere diverso.

E' stata Bbva a riaccendere la luce sulle strategie di espansione, dopo due anni pesantissimi in cui le banche (e non solo) hanno pensato solo a tagliare. Il secondo gruppo bancario spagnolo ha annunciato la scorsa settimana di avere acquistato il 24,9% della prima banca turca, Garanti Bankasi per un importo di 4,2 miliardi di euro. Bbva dovrà ricorrere ad un aumento di capitale da 5 miliardi di euro, con uno sconto del 29% per mandare in porto l'operazione. Sui multipli alcuni analisti bollano l'operazione cara, ma guardando con attenzione alle prospettive dell'economia turca chi ha occhio lungo sostiene invece che il deal turco potrebbe in realtà non esserlo davvero.

I numeri parlano da soli: nel secondo trimestre 2010 sulle sponde del Bosforo il balzo del Pil è stato del 10,3%. C'è solo un altro Paese che ha fatto meglio ed è la Cina. Se rimettiamo indietro le lancette dell'orologio a settembre sullo scacchiere delle strategie di espansione aveva mosso un altro istituto spagnolo, il Santander, che ha soffiato via da sotto il naso a Intesa Sanpaolo il 70% della banca di Varsavia, la Zachodni, messa in vendita dal gruppo irlandese Allied Irish.

Il prezzo in quell'occasione aveva fatto da freno a Ca de Sass, che secondo diversi analisti dovrebbe invece iniziare ad abbracciare una strategia più aggressiva alla Unicredit, che oltre Cortina ha spaziato assoldando nell'arco di un decennio 4mila sportelli in 21 Paesi europeo. Per Intesa SanPaolo l'occasione giusta potrebbe essere arrivata: c'è gran fermento per la gara giunta al rush finale per Polbank. L'istituto guidato da Corrado Passera è in corsa, anche se dovrà affrontare la concorrenza dei francesi di Bnp Paribas e degli svizzeri di Raiffeisen.

Eurobank ha messo in vendita una percentuale compresa tra il 50 e il 75% della sua partecipazione in Polbank, istituto che dispone di 344 filiali e ha una quota sul mercato polacco dei prestiti pari al 4,5% e nella raccolta del 2,5%, oltre che un patrimonio di 400 milioni.  

Come segnala un sales di Cantor Fitzgerald in estate si è assistito ad un forte incremento dell'attività di M&A a livello globale. Tra luglio ed agosto sono stati conclusi deal per un valore di 200 miliardi di euro euro.  "Ora la nuova iniezione di QE messa in campo dalla Fed e la riserva di liquidità di molte società potrebbe far ricominciare i processi di consolidamento", prosegue l'operatore. Chi pensava che il risiko potesse essere un gioco da tavolo buono da mettere sotto l'albero di Natale, dovrà ricredersi. In Borsa lo shopping è già partito.

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