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Sempre meno italiani dicono sì alla pensione anticipata, ecco perché

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La pensione non è più una “tappa” ambita dal popolo dei lavoratori. A una prima occhiata ai numeri dell’Inps sembra che gli italiani la pensino così, ma in realtà a una seconda lettura più approfondita è chiaro che la vera ragione è un’altra. Precisamente è colpa della crisi e dell’ultima riforma previdenziale targata centro-sinistra, che ha bloccato parecchie finestre per l’uscita del lavoro, se nei mesi scorsi in molti in meno rispetto al 2008 hanno deciso di non abbandonare ancora le loro scrivanie.

Entrando nel dettaglio secondo le ultime rilevazioni dell’Inps, nei primi sette mesi del 2009 il numero di lavoratori, dipendenti e autonomi, che ha scelto il pensionamento anticipato si è ridotto a livelli record. Tra gennaio e luglio l’istituto ha, infatti, liquidato 67.980 assegni contro gli 87.650 previsti, ossia 19,670 in meno.

Si tratta di un decimo rispetto ai pensionati di tutto il 2008, quando erano stati 9 mila gli assegni staccati in più. Una debacle che in realtà era stata predetta dallo stesso presidente dell’Inps, Antonio Mastropasqua. Quindi per gli addetti ai lavori non è arrivata come un fulmine a ciel sereno.

Questa tendenza è motivata dal fatto che molti lavoratori con la pensione in vista, sperando in un assegno più ricco, hanno preferito attendere direttamente l’età per staccare l’assegno della pensione di vecchiaia. In altri termini fino allo scorso giugno era possibile andare in pensione (di anzianità) a 58 anni (59 per i lavoratori autonomi) e con 35 anni di contributi.

La nuova normativa, la cosiddetta Damiano, ha cambiato le regole del gioco, prevedendo un meccanismo più graduale per staccare l’assegno. Dallo scorso luglio è, infatti, possibile andare in pensione in base al sistema delle quote: 95 (somma tra età anagrafica e anzianità contributiva, che sale a 96 per gli autonomi) fino a dicembre 2010 per i dipendenti pubblici e privati, con un minimo di 59 anni d’età che sale a 60 per gli autonomi.

L’accoppiata Tremonti – Sacconi ha inasprito ancora di più i requisiti, dal 2015. Ma qualche effetto si vedrà già nei prossimi anni. Per esempio da gennaio 2011 per staccare l’assegno della pensione d’anzianità si dovrà raggiungere quota 96 (ossia 60 anni di età più 36 di contributi). Insomma il paletto per dire byebye al mondo del lavoro sarà sempre più avanti. E vedremo se anche di fronte alle nuove indicazioni i lavoratori preferiranno posticipare l’addio la mondo del lavoro e aspettare i termini per staccare l’assegno della pensione di anzianità.