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Sei domande sul futuro della Cina

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Cosa è in serbo nel futuro economico della Cina, con il cambio della guardia al vertice del Partito comunista al governo? Quali le opportunità per gli investitori? A rispondere alle sei seguenti domande è Virginie Maisonneuve, responsabile dell’area global and International equity di Schroders.

In che modo gli investitori beneficeranno del cambio di leadership in Cina?

Innanzitutto, si configura una nuova leadership e nuovi obbiettivi nell’economia. Solitamente l’ultimo anno di un decennio di regime in Cina coincide sempre con un momento di transizione, che molti investitori hanno probabilmente confuso con un “hard landing”. In secondo luogo, crediamo che l’impatto di Xi Jing Ping sul Paese sarà positivo. E’ un diplomatico pragmatico e il suo ruolo può essere decisivo nel portare la seconda economia mondiale ad un ruolo di primo piano a livello globale, magari attraverso un cambiamento nella politica estera.

Quali riforme vi aspettate e quale impatto potranno avere sugli investitori?

Non prevediamo alcun cambio drastico di tono riguardo alle riforme chiave, ma forse l’accento verrà posto su cose diverse. Le priorità potrebbero ora essere le riforme finanziarie, nei prezzi – in aree come gas, petrolio ed elettricità – nelle aziende a proprietà statale, oltre a riforme fiscali e nella tassazione. Infine, il focus sarà sull’urbanizzazione (in Cina al 35%) che sarà il driver della crescita per molti anni a venire.

La crescita dei consumi è una ragione sufficiente per alimentare gli investimenti in Cina?

Si tratta di un mega trend che continuerà a dispiegarsi per i prossimi trent’anni. La capacità di spesa in Cina aumenterà da 2 trilioni a 6 trilioni di dollari nel 2020, il che attribuirà alla Cina una quota del 15% del consumo mondiale contro l’attuale 5%. Aumenterà inoltre la quota di spesa in servizi, al progredire dell’urbanizzazione. Le opportunità di investimento non devono considerasi limitate solo all’acquisto di azioni quotate sulla Borsa cinese, ma passano anche attraverso compagnie nel mondo, globali e locali, che hanno interessi in quest’area di crescita.

La forte crescita in Cina non pare essersi comunicata sui listini cinesi. Perché succede questo? Cambierà in futuro?

Gli sviluppi macroeconomici e I mercati finanziari possono essere disconnessi per qualche tempo. Questa volta è accaduto in parte perché molti investitori stranieri si sono trattenuti dall’esporsi al mercato locale cinese credendo in un “hard landing”. In secondo luogo, negli ultimi 18 mesi il governo ha tentato di normalizzare gli effetti del piano di stimolo intrapreso nel 2009, il più forte di sempre in Cina, per arginare alcuni effetti secondari come l’aumento del prezzo degli immobili, lo scado banking e la corruzione. Ora gli investitori attendono la fine del periodo di transizione. Ma è interessante notare che le compagnie globali che hanno interesse nelle aree dei consumi in Cina hanno performato bene.

Quali sono le più grandi sfide e rischi legati alla Cina?

Le sfide per gli investitori globali sono principalmente tre. Primo, comprendere le dinamiche politiche e la direzione macro economica che possono imprimere alla Cina. Secondo, i diversi criteri di contabilità che si applicano ai diversi tipi di azioni legate alla Cina. Terzo, il gap tra sviluppo economico e leadership politica globale della Cina. Nei prossimi dieci anni potrebbero essere il punto di svolta nella politica estera. Il primo passo potrebbero essere i problemi con Giappone e Filippine.

Quali settori in Cina sono più attraenti per investire?

I trend più interessanti includono le sfide demografiche (l’invecchiamento rapido della popolazione, una forza lavoro che ha già raggiunto il picco), l’urbanizzazione, la riforma del sistema agricolo, il ruolo sempre più importante dei consumi sugli investimenti ad asset fissi, e l’impatto dei cambiamenti climatici sulla crescita cinese. Forto opportunità di investimento sono legate anche ai servizi in generale, e in particolare ad assicurazioni, retail, food. Dal lato del consumatore i beni di lusso (incluse le auto). Alcune commodity, legate all’urbanizzazione. Infine, la Cina è diventato il Paese con più emissioni di anidride carbonica, quindi i temi del cambiamento climatico, i trasporti e l’efficienza energetica dovranno essere presi in considerazione.