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I segreti dei professionisti per trovare il fondo giusto

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Negli ultimi anni l’industria del risparmio gestito ha assimilato notevoli mutamenti ed innovazioni. L’evoluzione della normativa europea ha portato a un miglioramento della trasparenza dei prodotti offerti e ha permesso ai gestori di innovare profondamente le strategie di investimento utilizzando anche strumenti ed asset class non tradizionali. In questo contesto è cresciuta l’importanza dell’offerta dei fondi gestiti da società e gruppi internazionali con una conseguente moltiplicazione quasi esponenziale dei fondi a disposizione degli investitori. Di fronte ad una gamma di prodotti così elevata si pone la necessità per gli investitori di effettuare delle selezioni per scegliere quelli più adatti alle proprie esigenze. Questa attività di selezione è stata oggetto del convegno “La selezione dei fondi di investimento nel servizio di consulenza” organizzato da Ascosim nello scorse settimane a Milano, dal quale sono emersi numerosi spunti operativi che possono essere utilizzati facilmente anche da consulenti, promotori finanziari e risparmiatori. In molti casi le metodologie di selezione dei fondi  non si limitano all’analisi dei dati quantitativi relativi alle performance e alla volatilità dei rendimenti, ma si estendono anche ad aspetti di tipo qualitativo relativi alla capacità del gestore di ottenere stabilmente risultati positivi e alla possibilità da parte delle società di gestione di offrire una completa trasparenza sulle strategie impiegate. Vediamoli in dettaglio.

IL DECALOGO DI ALLFUNDS BANK

Tra gli operatori che si dedicano alla selezione di fondi e Sicav attraveso uno dei maggiori team di ricerca in Europa c’è Allfunds Bank, piattaforma di distribuzione che offre ad operatori qualificati una gamma di 38.000 fondi di 450 diverse società di gestione. Allfunds Bank ha stilato un decalogo dedicato agli investitori professionali (ma utilizzabile anche dai risparmiatori privati) per scegliere i fondi comuni più adatti alla proprie esigenze.

Secondo Roberto Fenoglio, fund selection consultant di Allfunds Bank, il primo criterio di scelta consiste nel selezionare i prodotti caratterizzati da una strategia di gestione coerente ai propri obiettivi di investimento. In particolare è necessario avere ben presente se il fondo verrà utilizzato per preservare il capitale investito, per ricercare elevati rendimenti o per replicare o superare un determinato benchmark.

La seconda regola consigliata da Allfunds Bank consiste nel definire peer groups di fondi coerenti tra loro all’interno dei quali effettuare confronti per giungere ad una selezione efficiente.

La terza regola prevede di selezionare i fondi che presentano un livello adeguato di asset in gestione in termini di patrimonio gestito. Si tratta di scegliere quei fondi comuni che hanno una dimensione tale da garantire una corretta implementazione della propria strategia di investimento al fine di ottimizzare i costi di gestione ed evitare problemi di liquidità di portafoglio. Secondo Allfunds Bank è necessario prestare attenzione sia ai fondi con asset troppo bassi sia a quelli con asset troppo alti.

La quarta regola consiste nello scegliere quei fondi che abbiano un gestore con un track record significativo. In questo senso è necessario verificare la politica di investimento e conoscere sia la strategia del singolo gestore sia la filosofia di gestione della Sgr. Si tratta di effettuare un approfondimento importante sulle capacità operative di coloro che effettuano le scelte di gestione anche se non offre garanzie di future performance.

La quinta regola proposta da Allfunds Bank consiste nel selezionare i fondi con il supporto di una analisi quantitativa in relazione ai parametri che si ritiene significativi in termini di rischio e rendimento.

Il sesto criterio suggerito da Allfunds Bank prevede di scegliere i fondi anche con il supporto di un’analisi qualitativa, per identificare eventuali criticità che possano penalizzare la strategia dell’intero portafoglio in cui verrà inserito il singolo fondo. In particolare si tratta di verificare il livello di esperienza del team di gestione, la metodologia del processo di investimento o la presenza di conflitti di interessi nella fase di remunerazione.

La settima regola consiste nel selezionare quei fondi che possiedono una società di gestione solida e affidabile alle spalle. Per l’investitore si tratta di effettuare una valutazione del rischio strutturale ed operativo della Sgr attraverso l’analisi delle informazioni societarie disponibili al pubblico e per capire le differenze tra l’alpha creato dall’abilità del gestore e il rendimento offerto dal fondo che può invece venire condizionato dalle inefficienze organizzative della società.

L’ottava regola consiste nel valutare il livello di trasparenza adottato dalla Sgr come la possibilità di parlare con gli analisti, con i product manager o i gestori del fondo. Si tratta di avere la massima disclosure sulle principali caratteristiche della società di gestione come la composizione dei diversi team operativi, le commissioni applicate, le fusioni tra diversi fondi della casa, ecc.

Al nono punto Allfunds Bank suggerisce di verificare l’adeguatezza del fondo prescelto in relazione al proprio portafoglio. In particolare si pone l’esigenza di monitorare il livello di correlazione dei fondi selezionati con le altre asset class già presenti in portafoglio e di conoscere come la strategia dei gestori selezionati si muove nelle fasi cicliche del mercato.

Il decimo passaggio consiste nel selezionare quei fondi che presentano un’elevata liquidità rispetto alla strategia d investimento. In pratica di tratta di privilegiare i prodotti che offrono un tempo medio di liquidabilità del portafoglio non troppo elevato e una allocazione delle risorse efficiente tra mercati caratterizzati da liquidity risk differenti.

CONSIDERARE ANCHE L’ASSET ALLOCATION

Per ottenere performance in linea con quelli dei mercati sottostanti non è però sufficiente scegliere i fondi migliori. Lo dimostra una ricerca di Morningstar dalla quale emerge che negli ultimi cinque anni gli investitori europei pur avendo acquistato soprattutto i fondi migliori (caratterizzati dalle cinque stelle di Morningstar) non sono riusciti a beneficiare appieno delle performance realizzate dai fondi selezionati. L’analisi è stata condotta confrontando le performance dei fondi mantenuti in portafoglio (strategia buy & hold) con i flussi di acquisto e in vendita a livello aggregato sui fondi nello stesso periodo. Secondo Dario Portioli, senior fund analyst di Morningstar “gli investitori spesso sono focalizzati sulle performance di breve termine e sui temi caldi del momento. In realtà dovrebbero privilegiare un orizzonte temporale di lungo termine cercando di evitare i comportamenti istintivi. Prima di procedere all’investimento è necessario procedere anche a un accurato processo di analisi degli scenari e pianificare una corretta asset allocation.”

LE PERSONE FANNO LA DIFFERENZA

Il successo di un fondo comune può dipendere anche dalle caratteristiche della società di gestione che c’è alle spalle. Secondo Alessandro Costa, analista finanziario indipendente, non esistono ricette universali che una società di gestione può seguire per lanciare e sviluppare un fondo di successo, tuttavia esistono alcune cose che possono essere fatte per aumentarne la possibilità di successo. Per Costa molte volte le decisioni giuste non hanno niente a che fare con le capacità del gestore di adottare le strategie di investimento più azzeccate ma dipendono dalle scelte strategiche messe in atto dalla società a monte. Tra i fattori che Costa evidenzia ci sono ad esempio la stabilità e qualità delle persone che sono a capo della società di gestione e la stabilità e qualità delle persone che gestiscono i fondi comuni e servono da esempio a tutti gli altri professionisti della società. Tra gli operatori del settore Costa apprezza il management di M&G, in particolare Michael McLintock, entrato in M&G nell’ottobre del 1992 e nominato chief executive nel 1997. Sempre in M&G Costa apprezza il gestore Tom Dobell, nella società dal 1992 e gestore del fondo Recovery a partire dal 2000. Tra gli altri operatori del settore apprezzati dall’analista ci sono Vontobel e Alken Am. In definitiva per Costa l’asset management rimane un’attività dove sono le persone che fanno la differenza.  

Articolo tratto dal numero di febbbraio del mensile “F-Risparmio & Investimenti”