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Segnali di risveglio da oltre Manica, ma per gli strategist resta l’incognita spesa pubblica

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Sono lontani i tempi in cui la Londra di Tony Blair e Lady Diana affascinava il mondo. Ma oggi Oltre Manica almeno si accenna a un sorriso. La Gran Bretagna ha chiuso il secondo trimestre con una crescita del prodotto interno lordo rivista al rialzo, all’1,2% rispetto ai tre mesi precedenti, e all’1,7% se si allarga l’orizzonte temporale all’anno. Si tratta del più forte rialzo annuo dal primo trimestre del 2008.


La crescita del secondo trimestre, che già era stata annunciata come forte, dopo la revisione è diventata la più importante crescita trimestrale dal primo trimestre del 2001. Il dato si colloca al di là delle stime degli economisti che generalmente pensavano che il Pil non sarebbe stato rivisto. A portare al miracolo inglese è stata la crescita dello 0,7% che si è palesata nel settore dei servizi e quella dell’8,5% nelle costruzioni, il più forte rialzo in questo comparto dal 1982.

Eppure nonostante i passi avanti compiuti, la prudenza resta la via maestra davanti al numero 10 di Downing Street. Per alcuni economisti, infatti, solo il tempo saprà dare quelle conferme che un solo dato non può racchiudere, per quanto possa apparire oggi positivo. Come spiega uno strategist di una importante banca estera “nonostante la seconda stima del Pil confermi che l’economia britannica si è sviluppata a un ritmo solido nel secondo trimestre, i dati gettano un dubbio sulla possibile durata della ripresa”.


Sullo sfondo resta infatti il grosso punto interrogativo: la voce spesa pubblica. Il nuovo governo di coalizione liberal-conservatore guidato da David Cameron ha messo a un punto un piano di austerity arduo per tener fede all’impegno di ridurre drasticamente nei prossimi mesi l’enorme deficit ereditato dalla crisi finanziaria. Ma è una partita che non si gioca affatto sul velluto.


“La mia impressione è che l’Inghilterra abbia approfittato del trend positivo delle esportazioni, ma il punto è se un tale risultato potrà ripresentarsi nei prossimi mesi”, osserva anche uno capo economista di una primaria banca italiana, che preferisce mantenere l’anonimato, interpellato da Finanza.com. “Sarà  interessante vedere dove saranno implementati i tagli alla spesa pubblica e quali saranno gli effetti sull’economia man mano che i piani di austerity entreranno in vigore”.