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Seduta sottotono per le Borse del Vecchio Continente dopo il rally della scorsa settimana

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Le Borse europee proseguono la seduta sotto tono. Gli investitori stanno riprendendo fiato dopo la brusca accelerazione della settimana scorsa che ha portato molti indici benchmark in territorio di ipercomprato. La decisione annunciata dalla Federal Reserve di procedere a nuovi acquisti di governativi mantenendo i tassi di riferimento sugli attuali minimi, ben accolta da Wall Street e dai listini, cede il passo alla cautela: in Europa ha alimentato i timori che una politica espansiva possa generare inflazione. Anche se la Cina ha già detto che farà la sua parte per calmierare la situazione.

Tra gli operatori di Borsa non c’è preoccupazione. “Il mercato azionario è andato relativamente bene la scorsa settimana, adesso è da mettere in conto che alcuni settori si prenderanno una pausa”, segnalano alcuni portfolio manager. “Il tono di fondo dell’azionario resta comunque positivo grazie al miglioramento delle prospettive per l’economia Usa dopo i dati sugli occupati di ottobre e l’annuncio del nuovo programma Fed mirato al rilancio della ripresa attraverso l’acquisto di governativi”, spiega Keith Bowman, analista Hargreaaves Lansdown. “Un modesto livello di prese di beneficio non può certo stupire, considerando che il rialzo degli indici da fine agosto ha ormai raggiunto circa 15%”.

Anche sul fronte macro le ultime novità non portano nullo di buono. Il dato della produzione industriale tedesca a settembre è calata a sorpresa dello 0,8% su mese dopo un aumento in agosto dell’1,5%, rivisto al ribasso da +1,7%. Il ministero dell’Economia tedesco ha commentato il dato dicendo che l’espansione nell’industria dovrebbe continuare, ma a un ritmo più contenuto, data la debolezza degli ordinativi. Al di là delle rassicurazioni, la flessione mensile di settembre è la più marcata da ottobre dello scorso anno e si confronta con le attese di un’espansione dello 0,5% in base al sondaggio Reuters tra 36 economisti.

La flessione del comparto manifatturiero è stata la più significativa con -0,9%, mentre la produzione di energia è salita dell’1,2% e nel settore costruzioni l’output è in aumento dello 0,4%. Sui mercati si guarda anche al newsflow sul fronte politico. E’ la Grecia il primo banco di prova. Ieri il paese è andato alle urne per il primo turno delle lezioni regionali. E la situazione è in divenire. Il primo ministro greco Papandreou al momento ha escluso di indire elezioni anticipate, dopo che il suo partito ha ottenuto l’appoggio dalla maggior parte delle regioni, nelle elezioni locali, indicando la possibilità andare avanti nel suo programma di austerità concordato col Fmi. Ma solo a spoglio terminato si potrà dire l’ultima parola.

Dai primi exit poll è comunque emerso che il partito socialista, il Pasok, è in vantaggio in sette regioni su 13, con il centro-destra alla guida nelle restanti, sebbene il confronto in alcune aree sia stato molto serrato lasciando spazio a un probabile ballottaggio domenica prossima. Se il voto non sarà favorevole a Papandreu, il partito socialista ellenico convocherà elezioni anticipate il prossimo febbraio. Poi qualcuno azzarda che potrebbe toccare all’Italia.