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Seduta debole per Bca Intesa, analisti fanno conti su addio Commerz

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Banca Intesa si abbandona al valzer delle vendite. Il titolo dell’istituto guidato da Corrado Passera segna un ribasso dell’1,08% a quota 3,21 euro. Da Francoforte arrivano novità. Entro il 15 del corrente mese tutti i soci del patto di Banca Intesa, Crédit Agricole con il 14,81%, la Fondazione Cariplo col 9,05%, Generali (5,76%), Fondazione Cariparma (4,3%), Banca Lombarda (3,46%) e Commerzbank (3,39%), hanno la facoltà di dare la disdetta dal patto con sei mesi d’anticipo rispetto alla scadenza dell’accordo triennale. Ebbene i tedeschi hanno ufficializzato oggi il loro addio al patto di Intesa. La notizia era nell’aria. Ma lunedì è partita per fax e per corriere la comunicazione inviata dal consiglio di amministrazione di Commerzbank ai vertici dell’istituto italiano. La banca presieduta da Klaus Peter Muller ha tranquillizzato, facendo sapere che la disdetta consente la necessaria “flessibilità” e che “non significa una prossima vendita” della quota, che non può essere ceduta in ogni caso prima di sei mesi dalla disdetta. Ma gli analisti fanno i conti. “Le vie percorribili per la dismissione del 3,39% del capitale di Intesa da parte di Commerz potrebbero essere un private placement sul mercato o l’emissione di un exchangeable bond a scadenza in azioni Intesa”, spiega Gabriele Ciotti, analista di RasBank. “Entrambe le operazioni avrebbero una ripercussione negativa sull’andamento del titolo”. Ma a dire la verità ci sarebbe anche una terza strada. “La quota sarà girata agli altri soci o ad azionisti nuovi”, è il commento di un analista di una primaria banca d’affari, che preferisce l’anonimato, che non vede nessun rischio carta. Dello stesso avviso anche Nicolò Annunziata, esperto di JC Investimenti: “escludo che una quota del genere possa essere fatta girare sul mercato”. Ma secondo Ciotti, esperto di RasBank “la cessione della partecipazione pro-quota agli altri soci del patto di sindacato sarebbe l’alternativa più difficile da percorrere perché modificherebbe fortemente gli equilibri del patto: porterebbe da una parte una diminuzione della componente estera a vantaggio dei soci italiani ma dall’altra un rafforzamento della quota dei francesi dell’Agricole, che la vedrebbero incrementare sino alla soglia del 20%, quota che da sola sarebbe pari a tutti gli altri soci del patto”.