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Seduta da capogiro a Piazza Affari, il Ftse Mib chiude con un balzo del 6,5%. Volano le banche. Spread sotto 420

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Giornata scoppiettante per la Borsa di Milano, con il Ftse Mib che è volato di slancio sopra i 14.000 punti trascinato dai vigorosi rialzi dei titoli bancari. Piazza Affari ha festeggiato l’esito del vertice di Bruxelles: il Fondo salva-Stati si attiverà in maniera automatica quando lo spread di una nazione supererà una determinata soglia. La vittoria è in particolare dell’Italia e della Spagna che, per ottenere lo scudo anti-spread, si erano opposte fermamente rifiutandosi di firmare il patto sulla crescita. Patto che è stato siglato in seguito ed ha portato alla nascita di un pacchetto di misure da 120 miliardi di euro. Il premier Monti ha dichiarato che per il momento l’Italia non farà uso dello scudo.
 
Sul secondario lo spread tra il Btp a dieci anni e il Bund tedesco, già nei primi scambi, era crollato di ben 50 punti base scendendo in area 420 punti base dai circa 470 punti base della chiusura di ieri. La performance finale di Piazza Affari è da capogiro: il Ftse Mib ha chiuso con un balzo del 6,59% a 14.274 punti, mentre il Ftse All Share è avanzato del 6% a quota 15.185. 

Rialzi da capogiro per i titoli del comparto bancario, i più sensibili al calo dello spread: Unicredit ha guadagnato il 14,26% a 2,98 euro, Banco Popolare l’11,31% a 1,058 euro, Intesa SanPaolo l’11,38% a 1,116 euro, Popolare di Milano il 9,64% a 0,375 euro, Bper il 10,09% a 0,375 euro, Mediobanca l’8,75% a 3,48 euro, Ubi Banca l’8,18% a 2,566 euro, Monte dei Paschi il 6,11% a 0,196 euro.

Brillante performance anche degli altri titoli del comparto finanziario: Mediolanum ha mostrato un progresso del 9,11% a 2,78 euro, mentre Generali è salita del 5,45% a 10,65 euro. Tra i migliori sul paniere principale anche Atlantia (+7,98% a 10,01 euro) e Finmeccanica (+7,06% a 3,184 euro).

Ancora nuovi contratti per Saipem, che in Borsa ha mostrato un progresso del 6,60% a 34,90 euro. I nuovi contratti della società controllata da Eni ammontano a circa 350 milioni di dollari e sono stati siglati in Angola e Nigeria.