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Seduta con il segno meno per dollaro e sterlina

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La Fed spinge al ribasso il biglietto verde. Battuta di arresto per la divisa statunitense, penalizzata dalle dichiarazioni del Vice presidente della Federal Reserve, Janet Yellen. Le vendite sul dollaro hanno spinto il dollar index, l’indice che misura le performance del greenback rispetto a un basket di valute, sotto quota 81 punti a 80,92.

Secondo la Yellen, che rappresenta uno dei candidati più forti alla successione di Ben Bernanke, la politica dei “tassi zero” dovrebbe proseguire fino al raggiungimento di specifici target di inflazione e di disoccupazione. L’autorevole esponente della Fed ha posto in particolare l’accento su quest’ultima, rivelando che la Federal Reserve ha come target la forbice 5,2-6%.

Meno attenzione andrebbe invece posta all’andamento dei prezzi, che necessita di esser valutato nel lungo periodo perché “fluttuazioni dell’inflazione sopra o sotto il target del 2% vanno trattati come fenomeni temporanei”. L’autorevole esponente ha poi auspicato il mantenimento del costo del denaro agli attuali livelli fino a inizio 2016, circa sei mesi in più rispetto alle attese.

Seduta negativa anche per la sterlina, che ha perso terreno contro la moneta unica (+0,4% a 0,8032 gbp in questo momento) in scia del taglio delle stime di crescita da parte della Bank of England. Nel suo consueto report sull’andamento dell’inflazione, la BoE ha annunciato che la debolezza dell’economia è destinata a proseguire e che tra due anni la crescita economica si attesterà all’1,9%, contro il +2% stimato ad agosto. L’inflazione resterà sopra il target del 2% fino al terzo trimestre del 2014, nove mesi in più rispetto a quanto stimato ad agosto (a ottobre i prezzi al consumo hanno registrato la crescita maggiore da oltre un anno mettendo a segno un +2,7%).

Secondo il n.1 della BoE, Mervyn King, sarà difficile che l’economia d’Oltremanica riprenda a correre senza un ulteriore calo del tasso di cambio reale. King ha anticipato che la BoE potrebbe tornare ad acquistare titoli pubblici sottolineando come l’economia britannica si trovi attualmente a fronteggiare una “poco invidiabile” combinazione di pressioni inflazionistiche e di debolezza della crescita.

Segno più anche per l’eurodollaro che in questo momento quota 1,2740, un quarto di punto percentuale in più rispetto a ieri. “La reazione del cross -ha dichiarato Filippo Diodovich, analista di IG- diventerebbe significativa al di sopra delle resistenze comprese tra 1,2790 (top del 9 novembre) e 1,28 (bottom del primo ottobre), oltre alle quali si getterebbero le basi per un allungo in direzione di 1,2880. Sopra tale riferimento via libera per un attacco agli obiettivi posizionati a 1,2960, ultimo dei ritracciamenti di Fibonacci della discesa dai picchi di ottobre, e 1,3021, massimo del 31 ottobre”. “Tale scenario grafico -continua l’esperto- verrebbe annullato con il cedimento di 1,2660, preludio a una probabile caduta fino a 1,2607”.

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