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Secondo S&P, l’Iran è pronto a scattare: “L’eliminazione delle sanzioni farà ripartire l’economia e alimenterà la finanza islamica”

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L’accordo raggiunto lo scorso luglio dall’Iran con il gruppo denominati P5+1 (Cina, Francia, Russia, Regno Unito e Stati Uniti, più Germania) sul programma nucleare del Paese islamico dovrebbe non solo provocare una decisa ripresa economica del Paese, ma potrebbe anche contribuire a rafforzare la cosiddetta “finanza islamica”. E’ questa la sintesi di un rapporto pubblicato oggi da Standard&Poor Ratings Services dal titolo “Lifting sanctions augurs well for Iran’s economy and the growth of islamic finance” che ha analizzato gli effetti della rimozione delle sanzioni economiche a Teheran. “L’Iran ha accettato il Piano congiunto d’azione globale del gruppo P5+1 – è scritto nel report siglato da Mohamed Damak e Benjamin J Young, analisti di S&P Ratings Service – Siamo convinti che questo accordo porterà grandi vantaggi all’economia di Teheran una volta rimosse le sanzioni in via definitiva”. “Inoltre l’accordo potrebbe incrementare il peso della finanza islamica – aggiungono gli analisti – L’Iran è infatti uno dei maggiori operatori del settore, contribuendo con circa il 40% degli attivi bancari islamici complessivi“.
Pil in ripresa
Secondo gli analisti le sanzioni potrebbero essere rimosse nella prima metà del 2016 sempre che venga approvato l’accordo e che l’Iran soddisfi tutte le richieste previste. Le stime della Banca Mondiale indicano che dopo le sanzioni le esportazioni di petrolio dell’Iran dovrebbero aumentare velocemente e raggiungere i livelli del 2012, precedenti alle sanzioni, nel giro di 8-12 mesi. La rimozione delle sanzioni, è scritto ancora nel report, potrebbe anche ripristinare l’accesso dell’Iran ai mercati finanziari mondiali. In questo scenario, la crescita del Pil dovrebbe oscillare intorno 6% annuo nel biennio 2017/2018, rispetto a un decremento dell’1% nel 2015 secondo la stima del Fondo Monetario Internazionale.
 
Il mercato dei sukuk
Ci aspettiamo anche un più facile accesso al mercato dei sukuk, ovvero le obbligazione monetarie conformi alla sharia, una specie di  equivalente dei nostri bond – spiegano gli analisti – uno strumento utile all’Iran per raccogliere fondi per i suoi progetti e che può diventare una grande opportunità di diversificazione per gli investitori islamici”. A sostenere la crescita dell’Iran nel medio-lungo termine si aggiunge la lunga lista dei progetti di investimento che partiranno nella fase successiva alle sanzioni. Il rovescio della medaglia? Il calo dei prezzi del petrolio. “Questa ipotesi, più che realistica, potrebbe intensificare la pressione su alcuni Paesi esportatori che si basano molto sui proventi del petrolio: un elemento che potrebbe frenare la crescita della spesa e del sistema bancario in alcune aree”, concludono Damak e Young.