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Seat e Unicredit prendono male i conti del 2005 e la presentazione

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Le singole storie non sono mancate all’interno dell’S&P/Mib di Piazza Affari. La regina dei rialzi è stata Parmalat, che, dopo il balzo del 2,87% messo a segno ieri, ha proseguito imperterrita sulla via dei rialzi, grazie alla speculazione legata soprattutto al contenzioso in corso e ai risarcimenti in ballo. Denaro a palate sui titoli del comparto media, Mediaset (+2,62%), dopo la debolezza dei giorni scorsi, ma anche L’Espresso (+2,83%) e Rcs (+4,14%), quest’ultima sbarcata al Midex da lunedì scorso. Sull’S&P bene Banca Mps (+1,43%), mentre sempre nel gruppo delle banche è stata una giornata “no” per Unicredit (-1,82%) che ha anche incontrato la comunità finanziaria per i risultati riferiti al 2005. Il gruppo guidato da Alessandro Profumo ha chiuso il 2005 raggiungendo un utile netto consolidato di 2,47 miliardi di euro, in progresso del 19,4% rispetto al 2004. Inoltre, secondo quanto ribadito dallo stesso amministratore delegato a margine della presentazione dei risultati 2005, l’istituto starebbe alla finestra in questa fase di concentrazione che sta caratterizzando il settore bancario europeo. “Non stiamo parlando con nessuno”, ha detto Profumo, aggiungendo come l’istituto di Piazza Cordusio si stia limitando a seguire con attenzione ciò che succede sul mercato. Incontro con la comunità finanziaria anche per Seat Pagine Gialle, con il titolo in Borsa letteralmente colpito dagli ordini di vendita (-2,69%). La società guidata da Luca Majocchi ha archiviato il 2005 con un utile netto consolidato pari a 131,9 milioni di euro, in progresso del 65% rispetto all’esercizio precedente. “Non abbiamo interesse in Tpi”, ha dichiarato l’amministratore delegato del gruppo che edita le Pagine Gialle durante un incontro per commentare i dati di bilancio. Risultati di bilancio del 2005 anche per Alleanza (-0,58%), che ha reso noto di avere archiviato l’anno scorso con un utile netto consolidato pari a 384,5 milioni (+2,9% sui 373,8 milioni del 2004), appena sopra il limite massimo dell’intervallo di 336-384 milioni che costituiva l’obiettivo fissato. Tra le blue chip in maggiore calo, oltre a Unicredit, si segnala Intesa (-1,29%).