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Screen Service, Saleri: “Ipo per migliorare visibilità e crescere ancora all’estero” – 2 –

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Negli ultimi anni il giro d’affari di Screen Service è salito a ritmi elevati con i ricavi più che raddoppiati nell’ultimo esercizio chiusosi il 30 settembre (35,3 milioni di euro) soprattutto attraverso la crescita interna e grazie allo sviluppo avuto dal digitale terrestre in Italia negli ultimi tempi. “Il nostro business in Italia si è rivelato vincente grazie soprattutto al nostro elevato contenuto tecnologico che ci rende all’avanguardia nel nostro mercato di riferimento”, ha detto Saleri a Finanza.com rimarcando come in Italia l’unica società parziale competitor di Screen Service risulta Dmt, che oltre al technology system è attiva, a differenza di Ssbt, anche nel tower business. Ad oggi circa il 75-80% del giro d’affari di Screen Service è in Italia. “Siamo comunque presenti in circa 80 paesi – ha rimarcato Saleri – e con l’Ipo vogliamo aumentare la nostra presenza all’estero”. Tra i principali mercati di sbocco c’è quello americano dove Screen Service è già presente con un presidio a Miami “scelta per la sua posizione strategica per attaccare anche il mercato dell’america latina”. Sulla società bresciana ha investito nel settembre 2004 il fondo di private equity Cape Natexis di Simone Cimino che detiene il i58,3% di Screen Group Spa, holding che controlla il 94,54% di Screen Service Broadcasting Technologies (Ssbt). Il resto del capitale è in mano ai principali 8 manager del gruppo. Cimino dovrebbe comunque rimanere nell’azionariato di Ssbt come ci ha confermato Saleri: “Da quello che sappiamo sono molto soddisfatti dell’investimento e resteranno azionisti della società anche dopo lo sbarco in Borsa”.