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Screen service, Ipo e quotazione sull’Expandi on air

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Parte oggi, 28 maggio, per concludersi il 6 giugno l’offerta pubblica delle azioni a marchio Screen service broadcasting technologies, società attiva nella progettazione, produzione e commercializzazione di apparati per la radiodiffusione televisiva. Se l’iter procede come previsto, il gruppo bresciano sbarcherà sul mercato Expandi di Borsa italiana l’11 giugno e lo farà grazie a una offerta pubblica globale di vendita e di sottoscrizione avente a oggetto 69,25 milioni di titoli, in parte messi in vendita da Screen group spa (che pre Ipo ha in mano quasi il 95% e post Ipo e greenshoe scenderà al 40%), e in parte in arrivo da un aumento di capitale sociale con esclusione del diritto di opzione. La forchetta di prezzo di valorizzazione possibile delle azioni della società varia da un minimo di 1,35 euro per azione a un massimo di 1,80 euro per azione, e corrisponde a una valorizzazione della società minima di 171,52 milioni e una massima di 228,69 milioni. Il prezzo definitivo di offerta sarà reso noto entro due giorni lavorativi dal termine del periodo di offerta.


L’offerta pubblica globale è suddivisa per il 10% in una offerta pubblica di vendita e di sottoscrizione (Opvs) rivolta al pubblico indistinto in Italia e in parte riservata ai dipendenti della società e per il 90% in un collocamento istituzionale. E’ anche prevista la concessione, da parte di Screen group, di una opzione greenshoe per l’acquisto di azioni fino al 10% dell’offerta globale. Nel caso di integrale sottoscrizione dell’offerta pubblica globale e di integrale esercizio dell’opzione greenshoe il flottante sul mercato sarà pari al 55%. Ciò significa che l’azienda diventerà contendibile.

E la cosa, come ha sottolineato lo stesso vicepresidente e amministratore delegato, Giovanni Saleri, nel corso del roadshow tenutosi questa mattina a Milano, potrebbe incentivare eventuali operazioni di finanza straordinaria. “Più che renderci appetibili agli occhi dei clienti – ha risposto a un giornalista Saleri – la contendibilità ci fornisce la possibilità di potere procedere liberamente a eventuali aggregazioni con altri player”. Screen service broadcasting technologies infatti, come ha specificato il presidente e a.d., benché sia focalizzata sulla crescita interna, non esclude quella esterna e a riguardo ha intenzione di vagliare tutte le possibilità che le si presenteranno sia per quanto concerne eventuali acquisizioni nel settore commerciale sia per l’acquisto di nuovi laboratori e centri di ricerca o simili.


Ed è proprio l’accento che la società quotanda pone sulla crescita, sia per linee interne sia per linee esterne, che le impedirà, almeno nel primo anno a Piazza Affari, di remunerare gli azionisti attraverso la distribuzione di un dividendo. “Nel primo anno – ha detto Saleri – non pensiamo di distribuire dividendi, perché puntiamo molto sulla crescita, mentre per gli anni successivi valuteremo di volta in volta”.


Tornando alle caratteristiche dell’Ipo, il coordinatore dell’offerta pubblica globale, listing partner e responsabile del collocamento è Mediobanca, mentre Cimino & associati private equity spa è advisor dell’emittente. A riguardo va segnalato che Cimino & associati è nel contempo socio di controllo di Cape-Natixis sgr spa, che a sua volta, tramite Cape Natexis private equity fund, controlla l’emittente attraverso l’azionista venditore Screen Group, di cui alla data di pubblicazione del prospetto informativo relativo all’Ipo aveva in mano il 53% del capitale. Il vicepresidente e a.d. di Screen service broadcasting technologies ha tuttavia precisato che in realtà i fondi, per quanto concerne la gestione dell’azienda, sono stati sempre piuttosto defilati e hanno sempre lasciato che fosse il management a prendere le principali decisioni di indirizzo. “Speriamo che i fondi restino nel capitale il più a lungo possibile”, ha poi auspicato Saleri.