Schroders: "Nel breve prezzo del petrolio sostenuto da fattori contingenti"

Inviato da Redazione il Gio, 30/03/2006 - 12:20
Si avvia alla fine un inverno che, per gli Stati Uniti, è stato relativamente mite e che ha permesso alle scorte di oro nero di crescere in gennaio e febbraio, mesi nei quali solitamente si registrava una diminuzione. Le stesse riserve sono ai livelli più alti in assoluto dal 1999. Eppure il Wti è volato, in questi giorni, al di sopra dei 66 dollari al barile. Come mai? Il primo elemento utile a spiegare questa situazione è, per gli analisti di Schroders Investment, una precisazione: "D'accordo, l'inverno è stato mite negli Usa ma molto freddo in altre aree geografiche come in Russia e nell'Est Europa. Dunque l'aumento delle scorte statunitensi è stato controbilanciato in negativo da quelle di altri Paesi, più basse rispetto al solito". Secondo punto da tener presente per spiegare il livello attuale dei prezzi del petrolio "sono le numerose interruzioni alle forniture a cui si è assistito. L'output dell'Iraq si mantiene molto volatile e con molti problemi tecnici, i ribelli in Nigeria continuano a mantenere sotto rischio di attacco le strutture petrolifere del Paese". E guardanfo al futuro la situazione non sembra poter migliorare a breve. "La situazione in Iran continua a preoccupare - riprendono da Schorders - e anche se finora non si sono avute ripecussioni sull'output di quel Paese, ulteriori passi delle Nazioni Unite potrebbero spingerlo a rivedere i contratti con le compagnie petrolifere straniere. A ciò si aggiunga che le previsioni per la crescita della produzione russa sono state riviste verso il basso e dunque, l'eventuale diminuzione delle esportazioni dall'Iran sarebbe difficilmente riassorbibile dagli altri Paesi opec la cui capacità produttiva è già vicina ai livelli massimi". Infine, uno sguardo anche all'adeguamento della capacità produttiva mette in luce che gli investimenti effettuati non sono ancora sufficienti a mantenere il passo della crescita della domanda di oro nero mentre la spinta dell'inflazione sui costi delle imprese estrattive le spingerà a mantenere i prezzi a livelli adeguati. "Per tale motivo - conclude il report - i prezzi sono destinati a mantenersi elevati per il prossimo futuro anche se per il medio termine continuiamo ad attendere un declino man mano che nuova capacità produttiva entra sul mercato".
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