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Schroders, migliora la fiducia su Europa e crescita globale

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Che qualcosa sia cambiato nel sentiment degli investitori è ben più di una sensazione. La differenza rispetto agli ultimi due mesi dello scorso anno e notevole ed emerge anche dal sondaggio condotto in occasione dell’Investment conference di Schroders tenutasi recentemente a Londra.

I 104 investitori professionali intervistati, appartenenti a società di distribuzione di Europa, Medio Oriente, e America Latina si sono espressi a favore del mercato azionario. Il 36 per cento dei partecipanti al sondaggio ha votato l’equity come asset class principale su cui puntare nei prossimi mesi. In seconda posizione l’investimento multi-asset con il 29% delle preferenze e solo terzo l’obbligazionario (26%). Si direbbe una scelta di “risk-on” che conferma l’atteggiamento dei mercati finanziari in questi primi due mesi del 2012. Al rally dei mercati azionari ha fatto da contraltare la discesa degli spread e dei rendimenti dei titoli di Stato periferici, tanto che neanche le fibrillazioni della Grecia sono riuscite finora a riportare il panico.

Nonostante ciò l’investimento “risk-off”, che rimane comunque quello obbligazionario, viene indicato dal sondaggio come “la migliore forma di investimento atta a generare reddito”, con il 46% delle preferenze. Non è una contraddizione, come spiega Luca Tenani, responsabile distribuzione di Schroders Italia: “Gli investitori richiedono prodotti obbligazionari in grado di offrire stabilità e, nonostante questo, considerano le azioni l’asset class più promettente da qui alla fine dell’anno”. E’ un po’ come scegliere tra una vettura sportiva per correre un po’ o una berlina per un viaggio più comodo.

“La differenza di opinione messa in luce dall’indagine- prosegue Tenani – nonostante l’attuale situazione politica ed economica, potrebbe indicare una variazione del sentiment nei confronti di mercati e propensione al rischio, oltre che un miglioramento della fiducia verso l’Europa e verso la crescita globale”. L’indagine rivela nel complesso una visione positiva sull’Europa tanto che il 61% degli intervistati ritiene che il numero di Stati dell’area euro rimarrà lo stesso alla fine dell’anno.

Alessandro Piu