Schroders, european view: alla fine è arrivata la ripresa?

Inviato da Redazione il Mar, 22/11/2005 - 11:14
La crescita economica nel Vecchio Continente si è attestata in media negli ultimi 3 anni su un livello dell'1,4%, secondo un'analisi pubblicata oggi dagli economisti di Schroders: "La maggiore responsabilità di questo deludente risultato è da attribuire alla debolezza del ciclo tedesco, visto che il PIL della Germania pesa circa il 32,6% di quello dell'intera Unione.
Sebbene in base agli ultimi dati macroeconomici la situazione della crescita in appaia in miglioramento, il vero successo in Germania riguarda le sue imprese e il mercato azionario. Quest'ultimo non solo ha sovraperformato la maggior parte delle borse europee, ma anche lo stesso mercato americano, nonostante il divario nei tassi di crescita economica. A supportare questo risultato hanno contribuito prevalentemente gli ottimi bilanci delle società tedesche, che sono riuscite a migliorare gli utili e ad accrescere la propria quota nel commercio mondiale, nonostante la debole situazione economica interna.

Un ruolo chiave nel successo della ripresa delle società tedesche è rivestito dalla ritrovata capacità delle imprese di controllare i costi salariali. Un elemento che però ha risvolti negativi sul fronte dei consumi interni. Questo potrebbe aprire un divario tra produzione e consumi, se non si dovesse rispondere all'espansione delle imprese con una conseguente crescita dei livelli occupazionali.

Proprio l'occupazione è a nostro avviso l'elemento chiave che rende questo ciclo economico europeo differente dalle precedenti false-partenze: sia in Germania che in Europa nel suo complesso i sondaggi svolti presso le imprese mostrano una crescente inclinazione verso le assunzioni. I posti di lavoro rappresentano attualmente in Europa la cinghia di trasmissione per consentire di traslare in tutta l'economia la benefica situazione che sta sperimentando il segmento produttivo.

Tuttavia resta nostra convinzione che in Europa non siamo di fronte alla prospettiva di una vera e propria accelerazione dell'economia, ma piuttosto a un lento percorso di avvicinamento verso i livelli di crescita di trend di lungo periodo. La nostra previsione è quindi per un tasso di crescita in Europa nel 2006 in salita dall'attuale +1,1% al +1,6%.

Sul fronte della politica monetaria il mercato appare oggi incontestabilmente in attesa di un possibile rialzo dei tassi già entro la fine del 2005. Sebbene per lungo tempo abbiamo argomentato l'impossibilità per la BCE di muoversi in entrambe le direzioni, è pur vero che oggi la situazione appare differente per due principali ragioni: 1) la retorica della BCE è stata più restrittiva di quanto non fosse apparsa in precedenza; 2) l'economia europea appare prossima a un punto di svolta nella crescita grazie a dinamiche interne, e quindi influenzabili proprio dalle decisioni di politica monetaria.

La situazione sul fronte dell'inflazione appare ancora su standard di normalità, sia perché i livelli core sono ben al di sotto delle medie storiche, sia perché la debolezza della crescita economica ha impedito il propagarsi di effetti di secondo livello legati al prezzo del petrolio. È nostra convinzione che progressivamente l'inflazione headline si riporterà in linea con quella core, con un movimento che diventerà sempre più evidente man mano che ci si avvicinerà al secondo trimestre del 2006. Per altro, anche se le aspettative di inflazione stanno continuando a salire, la crescita dei salari (nella quale potrebbero riflettersi) resta invece sotto controllo.

È quindi nostra convinzione che il rischio che la BCE decida nel breve periodo di muovere al rialzo il costo del denaro sia molto più ridotto rispetto a quanto oggi il mercato sta scontando. È vero che, man mano che i segnali di crescita dovessero concretizzarsi nel secondo trimestre del prossimo anno, questo potrebbe portare la BCE e gli investitori a focalizzarsi in modo crescente sulla ripresa economica. Ma gli effetti sui tassi d'interesse, considerando i bassi livelli di crescita di partenza, dovrebbero manifestarsi con maggiore probabilità alla fine e non all'inizio del 2006.

La nostra previsione è che la BCE alzi i tassi di 25pb in occasione del meeting di ottobre del prossimo anno. Tuttavia, anche se la nostra previsione dovesse rivelarsi errata e la BCE fosse chiamata a intervenire già in avvio di 2006, siamo convinti che la decisione di alzare il costo del denaro non sarà il segnale di avvio di una politica monetaria di costanti rialzi, in linea con quella portata avanti negli ultimi anni dalla Fed. Piuttosto dovrebbe trattarsi in questo caso di un intervento che sarà seguito da una pausa, contestuale al rallentamento dell'inflazione e in attesa dell'eventuale accelerazione della crescita economica".


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