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Schroders: crescita mondiale moderata nel 2006

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Keith Wade e Richard Batley, rispettivamente Chief economist e European economist di Schoders Investment, stimano una crescita moderata a livello globale per il 2006, al 2,9% dal 3,2% del 2005, in conseguenza del rallentamento della spesa per consumi e alla frenata del mercato immobiliare che dovrebbero spingere le famiglie Usa a risollevare la quota di reddito riservata al risparmio. “La previsione – si legge nel report raccolto da Finanza.com – include una contrazione del tasso di inflazione fino al 2,1%, pilotata dalla frenata del prezzo del greggio. Il rallentamento non sarà tuttavia molto intenso con Asia e Europa che dovrebbero controbilanciare la frenata Usa grazie a una ripresa dei consumi domestici. Sulla base di questa view prevediamo due rialzi del costo del denaro da parte della Fed (0,25% ciascuno) seguiti da un probabile taglio a fine 2006 in virtù del rallentamento di crescita e inflazione”. Andamento inverso, per il costo del denaro, è invece previsto per l’area Euro con “un rialzo fino al 3% entro marzo seguito da una pausa e una successiva ripresa della stretta monetaria”. Allo scenario base, i deu esperti di Schroders contrappongono due visioni più estreme alle quali viene assegnata una probabilità di realizzaione minore, del 30% alla Global Resurgence e del 10% all’Ice Age. “Lo scenario Global Resurgence – proseguono Wade e Batley – prevede l’evoluzione favorevole di una serie di variabili, sostegno dei consumi Usa e mancato cedimento del mercato immobiliare, scenario che verrebbe confermato dal rafforzamento di alcuni importanti indicatori economici come Ism e Ifo. Il tasso di crescita Usa sarebbe in questo caso al 4% con un prezzo del greggio stimato su livelli elevati. In questa situazione il comportamento della Fed sarebbe più aggressivo e beneficierebbe la valuta Usa. Ice Age è invece basato sullo scoppio della bolla immobiliare che condurrebbe l’economia in una spirale simile a quella che ha coinvolto il Giappone negli anni ’90. Un simultaneo crollo dei volumi avrebbe l’effetto di annullare l’effetto di manovre espansive da parte della Fed”.