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Schiaffo all’Italia da economisti franco-tedeschi: sì a limiti bond sovrani in bilanci banche

E Weidmann ripete: garanzia europea sui depositi bancari solo con paletti alla a presenza di titoli di stato nei bilanci delle banche.

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Banche italiane ancora sotto i riflettori, dopo l’incontro Danièle Nouy-Bankitalia e l’aut aut lanciato dal presidente Jens Weidmann, numero uno della Bundesbank e probabile successore di Mario Draghi alla guida della Bce. Sull’idea della garanzia europea sui depositi bancari, ultimo tassello per completare l’Unione bancaria, Weidmann ha ribadito la propria opinione: sì, a condizione che venga imposto un limite alla presenza dei titoli di stato nei bilanci delle banche.

Una questione che riguarda soprattutto l’Italia, se si considera l’elevata esposizione che diverse banche italiane continuano ad avere verso i BTP.

Il punto è che Weidmann avrebbe ora dalla sua parte anche diversi economisti. E’ quanto emerge per lo meno dalla lettera scritta da 14 economisti francesi e tedeschi, che hanno indicato le loro proposte per rafforzare l’Eurozona, in un paper di 33 pagine.

Nell’auspicare una maggiore disciplina, ma anche più rischi condivisi all’interno dell’Ue, gli economisti hanno lanciato un appello all’Ue per l’introduzione di nuove regole fiscali e, anche, per la creazione di “asset sicuri” legati all’area euro, capaci di offrire agli investitori un’alternativa ai bond sovrani.

A tal proposito, è stata affrontata la questione dell’introduzione delle garanzia comune sui depositi bancari, ancora bloccata per l’opposizione della Germania alla condivisione dei rischi, come confermato oggi da Weidman.

Economisti appoggiano Weidmann: sì a limite bond sovrani in banche

I 14 economisti hanno appoggiato la linea tenuta da Weidmann sui bond sovrani, nel momento in cui hanno osservato che la garanzia sui depositi bancari dovrebbe di fatto essere accompagnata dalla fissazione di una soglia massima sulla quantità di titoli pubblici dei propri paesi verso cui le banche possono essere esposte.

Gli esperti hanno parlato anche della possibilità che, a fronte di una eventuale maggiore quota di debiti sovrani detenuta, la banca interessata sia costretta ad aumentare il proprio patrimonio.

“Un tale meccanismo avrebbe l’obiettivo di rompere il circolo vizioso tra le banche e il debito sovrano del loro paese d’origine”.

Torna così non dal mondo delle speculazioni ma da quello istituzionale, e più precisamente dal rinnovato asse Francia-Germania lo spettro di nuovi aumenti di capitali per le banche italiane.

Gli economisti sono stati chiari:

“Le debolezze che persistono nel sistema bancario devono essere affrontate. Ciò significa limitare l’ammontare dei debiti sovrani che le banche possono detenere nei loro bilanci; ridurre gli stock degli NPL, e completare lo schema di garanzia sui depositi bancari, che aiuterebbe a evitare una eventuale corsa agli sportelli in casi di crisi”.

“Non c’è tempo da perdere – si legge ancora nel paper-  perchè nessuno sa quando arriverà la prossima crisi finanziaria e, anche se l’economia sta vivendo una fase di veloce ripresa, l’Eurozona rimane vulnerabile”.

Indicative le parole di Marcel Fratzscher dell’istituto economico tedesco DIW, autore del paper:

“Queste riforme potranno avere successo solo se la Germania e la Francia lavoreranno insieme”, a conferma di come, dopo la parentesi di Francois Hollande, l’asse franco-tedesco Emmanuel Macron-Angela Merkel torni a splendere come ai tempi di Nicolas Sarkozy-Angela Merkel.

Nel discorso proferito nella giornata di oggi, Weidmann ha avvertito che il trattamento privilegiato dei bond sovrani presenti nei bilanci delle banche “va eliminato, per impedire che ci sia un modo per far rientrare dalla finestra la mutualizzazione dei rischi legati al debito pubblico”.

Questo perchè, come è stato ampiamente dimostrato dalla crisi dei debiti sovrani in Eurozona, i debiti pubblici “non sono privi di rischi”.

C’è da dire che sono anni che Weidmann porta avanti la sua crociata contro l’esposizione che le banche dell’Eurozona hanno verso i titoli del debito pubblico dei propri paesi (per esempio, l’esposizione delle banche italiane verso i BTP).

E’ improbabile che il paper venga ignorato, sia da Parigi che da Francoforte. Tra gli autori del paper, ci sono infatti Clement Fuest, responsabile dell’Ifo Institute e Beatrice Weder di Mauro, ex membro del Consiglio degli esperti economici del governo tedesco.

Tra i francesi, spiccano Jean Pisani-Ferry, principale architetto – così come lo definisce Politico – della campagna presidenziale di Macron, e Philippe Martin, professore di economia presso Sciences Po, ed ex consigliere del presidente francese.

Doppia sfida per banche italiane. Ma Equita tranquillizza su fattore Nouy

A meno di due mesi dal voto del prossimo 4 marzo, le banche italiane fanno i conti, da un lato, con “l’inflessibilità” (così hanno riportato le fonti) manifestata da Daniele Nouy sulle nuove regole per la gestione degli NPL; e dall’altro rischia di essere messa all’angolo da Parigi e Francoforte.

Equita smorza intanto le preoccupazioni sull’incontro Nouy-Bankitalia, sottolineando che il quadro per le banche italiane non è cambiato rispetto a quanto emerso a dicembre, nel corso dell’audizione pubblica sull’addendum:

“Ieri si è tenuto a Roma un incontro riservato fra i vertici della banche italiane e il presidente del SSM Nouy. Da quanto emerge dalla stampa non sarebbero emerse cambiamenti di orientamento dal parte del regulator su (a) necessità di proseguire la riduzione degli NPL e (b) sterilizzazione automatica degli aumenti delle RWA in caso di cessioni di NPL. La nostra sensazione è quindi che sia stata confermata l’impostazione emersa durante l’audizione pubblica di dicembre sull’addendum, quindi non ci sono implicazioni né positive (che non ci attendevamo) né negative sulle banche. Quanto al derisking rimaniamo convinti che il regolatore chiederà alle banche di convergere verso un obiettivo di NPL ratio di circa 5% entro il 2022-23. Tale piano può essere attuato in due fasi, con un primo step target di circa 10% nel 2019, in modo da avvicinarsi a un livello mid-single digit (c5%) entro il 2022-2023. Questo schema non introdurrebbe rischi ‘sistemici’ per le banche italiane ma in attesa di mancanza di chiarezza sulle nuove iniziative sullo stock di NPL (attesi per il 1Q18) gli investitori manterranno un approccio prudente sull’industria”.

Ma dopo la lettera dei 14 economisti, oltre all’eterno mal di testa degli NPL, si aggiunge il grattacapo BTP (in realtà mai sparito).

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