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Scenari, fattori di rischio e asset allocation per il 2014

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Di seguito pubblichiamo l’analisi mensile di gennaio di Amundi Asset
Management. Nella definizione della strategia di investimento per il nuovo
anno, gli esperti della società di gestione evidenziano i 10 punti chiave che
hanno caratterizzato i mercati finanziari nel 2013. Partendo da questi
presupposti analizzano gli scenari, i fattori di rischio e le prospettive per
le asset class nel 2014.

I 10 punti chiave del
2013..

L’anno che si è chiuso da poche settimane è stato un anno
importante per i mercati finanziari e per l’economia mondiale. Molti sono stati
i temi che hanno catalizzato l’attenzione degli investitori. Volendo fare un
breve sunto di quanto accaduto, ecco i 10 punti principali che hanno
caratterizzato il 2013:

o Il ritorno della crescita economica, in particolare nei
paesi sviluppati, tra cui la zona Euro dove i paesi, uno ad uno, stanno uscendo
dalla recessione;

o La ripresa dell’economia giapponese, sostenuta dalla
politica economica dell’amministrazione Abe e dal supporto incondizionato da
parte della Banca del Giappone, ritorno degli utili aziendali;

o Proseguono i programmi di Quantitative Easing (QE), in
particolare negli USA e in Giappone;

o I timori di deflazione nella zona Euro hanno spinto la BCE
ad allentare ulteriormente la sua politica monetaria;

o Tassi di interesse bassi quasi ovunque;

o La volatilità si è mantenuta bassa, complice il recupero
delle attività rischiose, con le azioni in testa, e l’intervento delle banche
centrali;

o La ricerca di maggiori spread e rendimenti (più difficile dati
gli spread creditizi molto stretti) rispetto al 2012;

o Shock sui mercati emergenti (tra maggio e settembre) in
risposta alle aspettative di fine del QE negli Stati Uniti;

o Un aumento netto dei tassi a lungo termine per una parte
dell’anno, trainata dalla ripresa delle attività economiche e la prospettiva di
una riduzione della liquidità in eccesso;

o L’attenuarsi (la fine?) della crisi del debito in Europa e
il continuo restringimento degli spread del debito sovrano.

..e le attese per il
2014

Il 2014 sarà un anno diverso dal 2013, soprattutto perché la
zona Euro sta uscendo dalla recessione e gli Stati Uniti stanno per avviare il
graduale termine del programma di Quantitative Easing. Tale fase non sarà
brusca, naturalmente, ma le conseguenze non saranno meno visibili: aumento dei
tassi a lungo termine; ripresa della volatilità, prime anticipazioni di aumento
dei tassi chiave e, gradualmente, un irripidimento della curva dei tassi
monetari, maggiore propensione verso asset corporate (azioni e in misura
minore, obbligazioni).

I problemi principali per la zona Euro sono:

o L’uscita dalla recessione da parte di tutti i paesi,
compresa la Grecia;

o La riattivazione del credito bancario, ancora molto
depresso in un buon numero di paesi della zona Euro;

o La ripresa degli investimenti nella zona Euro;

o Il miglioramento della liquidità – delle condizioni di
solvibilità in paesi come Spagna, Portogallo e anche Italia;

o La stabilizzazione (o il miglioramento) della
disoccupazione;

o Il migliore controllo delle finanze pubbliche e l’adozione
di misure strutturali che diano maggiore visibilità di lungo periodo (spesa
pubblica, tassazione, tassazione del lavoro).

Grazie alla ripresa economica generale, riteniamo che (come
per quanto riguardava il 2013) è
ragionevole contare su performance a doppia cifra nel 2014 per le azioni della
zona Euro
, dividendi inclusi. L’attenzione è ancora sui deficit correnti,
la necessità di finanziamento e il ciclo del credito. Il Giappone dovrebbe
essere ancora più forte. Le azioni emergenti potrebbero sorprendere
positivamente: nessun rush, però, rimaniamo altamente selettivi. Per quanto
riguarda le obbligazioni societarie, il carry è ancora interessante, ma il 2014
dovrebbe essere più simile al 2013 (carry gains) che al 2012 (carry e capital
gain legati a spread molto elevati). Tuttavia, è necessario fare attenzione
alle distorsioni sui mercati dei cambi, in particolare in Asia, dove lo yen in
discesa rischia di innescare “guerre” commerciali o addirittura valutarie.

Tra i fattori di rischio evidenziamo in particolare:

o Un rallentamento più marcato in alcune economie emergenti.

o Una scarsa percezione del termine previsto del QE negli
Stati Uniti: se percepito come troppo rapido, causerebbe un crollo dei mercati
azionari; se percepito come troppo lento, potrebbe alimentare i timori di bolle
finanziarie;

o Peggioramento della situazione politica nella zona Euro;

o Un crollo della crescita della zona Euro;

o Una nuova crisi sulla governance del debito negli USA;

o Una “guerra” delle valute in Asia;

o Una crescita molto più forte del previsto, in particolare
negli Stati Uniti e, di conseguenza, una più forte crescita globale, compresa
l’Europa.