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Scarsa crescita ed eccessiva regolamentazione sono i veri problemi delle banche UE (Rovelli)

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La perdurante debolezza del settore bancario europeo ha molteplici motivazioni; ma senza dubbio i problemi nascono dal rallentamento del ciclo economico globale che si conferma piuttosto asfittico, soprattutto nell’Unione Europea.
E questa la view di Bruno Rovelli, chief investment strategist di BlackRock Italia che, in occasione di una conferenza stampa tenutasi questa mattina a Milano, ha fatto il punto con la comunità finanziaria sull’andamento dei mercati finanziari internazionali. 
Rovelli, che non ha espresso alcun commento su singoli titoli azionari, tantomeno sulle banche italiane, ha sottolineato come il sistema bancario sia un “proxy levereggiato del cliclo economico”. Le difficoltà registrate dall’andamento delle azioni sui mercati si registrano nell’intero settore finanziario continentale, anche se l’intensità di queste difficoltà variano da Paese a Paese. 
L’esperto ha confermato una view non particolarmente brillante sul comparto europeo, mentre se si guarda oltre Oceano, negli Stati Uniti in particolare, la view è migliore visto che il sistema bancario Usa ha già effettuato un’operazione di pulizia dei propri bilanci in tempi non sospetti, ed offre ora una situazione relativa decisamente migliore. 
I problemi delle banche UE, secondo Rovelli, sono legati alla scarsa crescita dell’Unione Europea, sostanzialmente ferma da circa sette anni, e dall’eccessiva regolamentazione che colpisce questo settore.
Rovelli ha altresì ribadito come la recente Brexit dovrebbe rappresentare uno choc esclusivamente di natura regionale. Gli UK hanno un’elevata probabilità di entrare nei prossimi mesi in recessione, mentre nel resto del mondo, e anche negli UE, dovremmo assistere semplicemente ad un rallentamento.

In termini di asset allocation la view sull’azionario è neutrale: “gli utili continuano ad essere assenti nei Paesi sviluppati (anche negli USA) e torneranno a crescere solo dal 2017″.

Le preferenze per il comparto obbligazionario, dove gli investitori cercano reddito ma anche un certo grado di protezione, sono rivolte ai bond corporate investment grade e al debito emergente in valuta locale. Minore propensione invece verso gli High Yield dove, secondo Rovelli, è consigliabile operare con prudenza. 

A livello valutario si conferma un certo grado di stabilità anche perchè le banche centrali sono attualmente concentrate a cercare la stabilità complessiva del sistema, piuttosto che alla svalutazione della propria valuta. Il dollaro americano dovrebbe apprezzarsi, anche se non moltissimo, nei confronti dell’euro. Positivo, infine il giudizio sull’oro anche grazie alle doti di diversificazione del metallo prezioso sui portafogli degli investitori a livello globale.