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Scaroni ottimista, ma dal Kazakhstan per ora notizie poco confortanti

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Un nuovo mattone si è aggiunto al muro che il governo del Kazakhstan sta costruendo intorno all’Eni. La Camera bassa del Parlamento dello stato caucasico ha approvato una nuova legge che permette alle autorità “la modifica a proprio favore o la risoluzione dei contratti con società operanti nel campo dell’estrazione di petrolio se queste ultime non rispettano le calusole del contratto e in mancanza di accordi sulla sua modifica”. Il tutto giustificato da minacce a interessi economici o sicurezza nazionale del Paese. Guarda caso proprio le due accuse sulla cui base è nata e cresciuta la disputa tra il governo di Astana e il gigante petrolifero italiano, impegnato come capofila di un consorzio di imprese petrolifere del quale fanno parte anche Total, ExxonMobil, Royal Dutch Shell, ConocoPhillips, Impex e KazMunaiGaz.


Sul finire del mese di agosto i lavori nel giacimento petrolifero di Kashagan, il più ricco degli ultimi trent’anni, erano stati bloccati per asserite violazioni in materia di rischio ambientale e per i ritardi nell’avvio della produzione, inizialmente previsto per il 2005 ma slittato poi al 2011, ritardi che avrebbe portato a un incremento dei costi da 57 a 136 miliardi di dollari secondo il governo kazako, da 10 a 19 secondo l’Eni.

La legge dovrà ora passare all’approvazione del Senato entro il 22 ottobre, in tempo utile dunque per eventuali interventi in extremis prima della scadenza dei tempi previsti dal governo del Kasakhstan per trovare una risoluzione alla questione.


Nonostante la nuova notizia, difficilmente interpretabile come un segnale positivo, ha confermato ieri il suo ottimismo Paolo Scaroni, amministratore delegato di Eni, avvertito di un incontro tra il presidente del Consiglio, Romano Prodi, e il il presidente dello stato caucasico, Nursultan Nazarbaiev, a margine dell’assemblea Onu tenutasi a New York. Il commento dell’incontro rilasciato dal portavoce del capo di governo del Kazakhstan non appare tuttavia rispecchiare tanto ottimismo: “Prodi e Nazarbaiev sono d’accordo sul fatto che la politica non deve entrare nella questione”, ha dichiarato. Quasi a voler mettere le mani avanti prima della visita ufficiale di Prodi alla capitale Astana prevista per l’8 ottobre, visita alla quale, non è cosa segreta, sono affidate una parte delle speranze per tentare di ammorbidire i toni del governo kazako.