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Scandalo Fed, Lacker si dimette per fuga notizie. Rivelò informazioni riservate ad analista

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Dimissioni choc per uno scandalo targato Fed. Jeffrey Lacker, presidente della Federal Reserve Bank of Richmand, ha lasciato il proprio incarico, ammettendo di essersi reso responsabile, nel 2012, della fuga di informazioni confidenziali e strettamente riservate, relative alle opzioni di politica monetaria che la Banca centrale americana stava prendendo in considerazione. 

Precisamente Lacker racconta- stando a quanto risulta da un comunicato diramato dai legali di McGuireWoods (Richmond, Virginia) –  come, nel corso di una conversazione telefonica con un’analista della società finanziaria Medley Global Advisors, nell’ottobre del 2012,  l’analista stessa sollevò nel discorso un “importante dettaglio non pubblico” inerente le discussioni dei funzionari della Fed precedenti la riunione del Fomc e, come, a causa della natura sensibile e confidenziale dell’informazione, lui avrebbe dovuto evitare di rilasciare commenti o porre fine immediatamente alla telefonata. 

“E invece – scrive – non mi rifiutai, nè feci capire che non avrei potuto commentare, e la conversazione continuò”.

Lacker, 61 anni, ammette anche di non aver comunicato al Fomc che l’analista era in possesso di informazioni riservate. E il giorno dopo, quando l’analista in questione pubblicò dettagli su una delle opzioni di politica monetaria della Fed in una nota ai clienti, Lacker – riferisce lui stesso – comprese che il fatto di non aver rilasciato nessun commento sull’informazione, l’aveva di fatto confermata.  Lacker, insomma, sarebbe stato colpevole più alto di un silenzio-assenso.

“In quel momento capii che avevo oltrepassato la linea, nel confermare un’informazione che sarebbe dovuta rimanere confidenziale. Nel 2012, il mio comportamento non osservò quelle importanti politiche di riservatezza” richieste dalla Fed. 

In un comunicato diffuso per email, il suo avvocato Richard Culler della società legale McGuireWoods, ha reso noto che nessuna accusa formale sarà diretta contro Lacker. 

Bloomberg rivela che la pubblicazione del report da parte di Medley insospettì la Fed, che lanciò un’indagine interna. Ma Lacker non fece la sua parte, in quanto non rilasciò informazioni su quanto era davvero accaduto, sia in un questionario che nel corso di una audizione presso il Consiglio generale della Fed a cui partecipò nel dicembre del 2002.

Tra l’altro, l’indagine non rimase confinata alla Fed. Lo stesso dipartimento di Giustizia Usa e la stessa Fbi parteciparono all’inchiesta nel 2015, a causa delle pressioni del Congresso Usa, che spingeva per ottenere altri dettagli sulla fuga di notizie. Lacker afferma che fu quello l’anno in cui rivelò di non aver rispettato la legge. 

Nell’interrogazione successiva del 2015, rivelai ai funzionari di giustizia che l’analista era entrata in possesso di informazioni confidenziali nel corso della conversazione che ebbi con lei, il 2 ottobre del 2012″.

Ma quale fu l’oggetto della fuga di notizie?

Bloomberg ricorda che, nella riunione del settembre del 2012, il Fomc – che è il braccio di politica monetaria della Fed – decise di acquistare strumenti legati ai mutui per un valore di $40 miliardi al mese, nel terzo round del piano di Quantitative easing. Il report di Medley, intitolato “Fed: December Bound”, lasciò trapelare la possibilità che al piano QE sarebbe stato aggiunto anche l’acquisto di Treasuries Usa per un valore di $45 miliardi, così come sarebbe stata possibile l’adozione di linee guida sui livelli di inflazione e disoccupazione su cui la Fed si sarebbe basata, prima di rialzare i tassi di interesse da un valore vicino allo zero.

Nella lettera con cui annuncia la sua decisione di dimettersi, Lacker scrive:

“Durante gli ultimi 13 anni, è stato un mio privilegio ricoprire l’incarico di presidente della Federal Reserve Bank di Richmond”. Lacker racconta la sua conversazione con “The Analyst”, ovvero l’analista di Medley e ammette che, oltre ad aver tenuto un comportamento che portò l’interlocutrice a veder confermate alcune sue ipotesi, “dopo quella telefonata non informai il personale del Fomc, come richiesto dalla Politica per la Sicurezza delle Informazioni, sul fatto che l’analista fosse in possesso di informazioni confidenziali sul Fomc”. 

Sono profondamente dispiaciuto per il ruolo che probabilmente ho ricoperto nel confermare questa informazione confidenziale e nella sua divulgazione ai clienti di Medley. In questo episodio, così come è stato tutte le volte che ho comunicato con gli analisti, con i giornalisti e il pubblico, non è stata mai mia intenzione rivelare informazioni confidenziali. Riconosco inoltre che attraverso questa e altre conversazioni con l’analista, è possibile che abbia contravvenuto alle regole di Politica di Comunicazione esterma, che proibiscono di fornire a qualsiasi individuo o organizzazione che tenda al profitto un vantaggio rispetto agli altri competitori”.

Dopo aver reso noti i dettagli sulle interrogazioni lanciate dal Southern District di New York, l’Ufficio dell’Ispezione Generale della Federal Reserve, l’FMI e la US Commodity Futures Trading Commission, e dopo aver riportato il suo mea culpa avvenuto solo tre anni più tardi, nel 2015, Lacker conclude:

“Chiedo scusa ai miei colleghi e al pubblico che ho avuto il privilegio di servire. Ho sempre tentato di mantenere un equilibrio appropriato tra la trasparenza e la, ma temo che in questo caso abbia oltrepassato la linea, nel confermare informazioni che sarebbero dovuto rimanere confidenziali. In precedenza, avevo già annunciato la mia intenzione di dimettermi dalla Presidenza della Federal Reserve Bank di Richmond nell’ottobre del 2017 e, alla luce di questa situazione, ho deciso di lasciare la Fed a partire da oggi (4 aprile

Proprio la Fed, e in particolare la sua divisione di Ispezione Generale, ha intanto diramato una nota in cui ha confermato la fine imminente dell’indagine sulla fuga di notizie, senza fornire ulteriori dettagli. 

Tuttavia, è possibile che il caso Lacker abbia aperto un vaso di Pandora. Intanto, lo scandalo alimenta dubbi sul presidente della Fed Janet Yellen, vicina tra l’altro a Regina Schleiger, senior managing director presso Medley Global Advisors. di Medley. Ma il punto è che la Fed sta anche indagando su una seconda fuga di notizie, relativa a un articolo del 28 settembre del 2012 pubblicato dal Wall Street Journal da Jon Hilsenrath, intitolato “How Bernanke Pulled the Fed His Way”, in cui il piano per lanciare il QE3 da parte dell’allora presidente della Fed, Ben Bernanle, venne descritto riportando diversi dettagli.