Scalata Bnl, anche il contropatto finisce nel mirino della procura di Roma

Inviato da Daniela La Cava il Mer, 20/06/2007 - 08:44

L'inchiesta romana sulla mancata scalata a Bnl sembra essere arrivata a un punto di svolta. Nel registro degli indagati della procura capitolina figurano, ora, anche i nomi dell'imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone e dell'ex governatore della Banca d'Italia, Antonio Fazio. Ma non solo. Spiccano anche i nomi noti  degli immobiliaristi Danilo Coppola (tuttora in carcere a Regina Coeli per bancarotta), Stefano Ricucci e Giuseppe Statuto, insieme ad un'altra ventina di persona. Tutti chiamati a rispondere alle accuse di aggiotaggio, insider trading, e ostacolo all'attività di vigilanza.

Nel mirino dei pm Giuseppe Cascini e Rodolfo Sabelli, a capo delle indagini, sono finite le attività del cosiddetto "contropatto", che grazie alle dichiarazioni raccolte dai pm, in mesi e mesi di indagini,  ma anche grazie al lavoro della Guardia di finanza, contenuto in un rapporto certosino (un'informativa di oltre 90 pagine) che ricostruisce gran parte dei movimenti del capitale di Bnl, tra la fine del 2003 e il 31 maggio 2005, si potrebbe essere giunti a una svolta nella vicenda.

L'orologio va, dunque,  tre anni indietro, agli anni in cui il contropatto ha fatto piazza pulita  di più del  27% per cento dell'Istituto di Via Veneto su cui poi venne lanciata un'Offerta pubblica di acquisto (Opa) dalla Unipol di Giovanni Consorte. L'intento era quello di contrastare il lavoro del patto che guidava Bnl, tra cui il Banco di Bilbao che aveva l'appoggio di Della Valle e Generali.
Le perplessità degli inquirenti della Capitale vanno in un'unica direzione, ovvero che le acquisizioni fatte dal contropatto fossero solo una copertura per continuare a portare avanti un'attività speculativa sul titolo che avrebbe fatto lievitare le casse degli imprenditore e degli immobiliaristi coinvolti con plusvalenze di milioni di euro. Intanto, sono ore di attese perché si attende la consegna di un secondo fascicolo.
 
Tra gli indagati, si cerca soprattuto di capire il ruolo che ha avuto Antonio Fazio, che ai tempi dei fatti era il numero uno di palazzo Koch. La procura ha vagliato, in particolare l'interpretazione 'estensiva' che Fazio avrebbe dato delle norme bancarie che vietano a uno o a più imprenditori in cordata di superare il 15% del capitale di una banca.
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