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Sbilanciare l’economia: lo strano destino dei tassi di interesse a zero (Gross)

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L’economia mondiale e la finanza globale sembrano sempre più sbilanciate nonostante tutti gli sforzi fatti dalle Banche centrali. La cui fede nelle politiche di tassi di interesse a zero o negativi non solo è inefficace ma probabilmente dannosa. 

“Quanto successo hanno avuto finora?”. Bill Gross rivolge la domanda alle Banche centrali. Ed è una domanda retorica. La risposta è niente o quasi niente. Nel suo Investment outlook il gestore del fondo Janus Global Unconstrained Bond avverte gli investitori e consiglia di “stare al sicuro e scegliere la semplicità”. IUl che significa “non avvicinarsi ai mercati rischiosi. Non è detto che accada né è garantito ma un risultato migliore potrebbe essere da qualche parte proprio dietro l’angolo”. Se si sta al sicuro e si sceglie la semplicità, naturalmente. 
Perché? Perché “le nostre economie globali basate sulla finanza sono in fase di trasformazione a causa dell’impotenza della politica monetaria che si è sempre concentrata, ora ancora di più, sull’elisir dei tassi di interesse bassi o negativi. Sembrano pensare – spiega Gross – che ci sia un tasso di interesse così basso da far sì che la ricchezza dei mercati finanziari si trasferisca all’economia reale. Ho argomentato spesso contro questa logica e non starò a ripetere gli aspetti negativi dei bassi tassi di interesse e della financial repression”. Da qui la domanda iniziale e anche una seconda: “Perché dopo parecchi anni di tassi a 0% l’economia giapponese non ha risposto?”. E una terza: “Perché l’economia americana è cresciuta in media solo del 2% dalla fine della Grande Recessione?”. 
La ragione è che “i mercati globali e le economie individuali sono sempre più confuse e distorte“. Dalle politiche delle Banche centrali. Gross riporta alcuni esempi di distorsioni a supporto delle sue posizioni.
  1. Venezuela: la bancarotta è dietro l’angolo, causata dai bassi prezzi del petrolio e dalla cattiva amministrazione.
  2. Porto Rico: il default è in corso a causa dell’eccessiva spesa, delle promesse sui benefici pensionistici e dell’impossibilità di ottenere ritorni adeguati a causa dei bassi tassi di interesse.
  3. Brasile: in profonda recessione a causa dei prezzi delle materie prime, degli scandali governativi e dei tassi di interesse esorbitanti per combattere gli effetti dei bassi tassi di interesse globali e sostenere il real.
  4. Giappone: il rapporto debito/Pil è al 260% e in crescita. Ma non preoccupatevi, il Giappone non finirà tecnicamente in default. Abe e Kuroda (l’autorità di politica fiscale e quella monetaria) sono praticamente la stessa persona e, in qualcuno dei prossimi anni, il debito verròà ‘condonato’ tramite conversione a bond cinquantennali a tasso 0% che in pratica non arriveranno mai a scadenza.
  5. Europa: “Tutto ciò che sarà necessario”. Chi investirà in questi mercati una volta che la Bce arriverà al limite effettivo di tassi negativi, quello che sarà indicato dal ritiro del denaro da conti bancari che non rendono nulla?
  6. Cina: il rapporto debito/Pil è al 300% e sotto il tavolo sono pronti i controlli sul capitale. La Cina ha speso 1 miliardo di riserve per sostenere una valuta sopravvalutata e ha ancora un modello economico distorto, fatto di aeroporti vuoti e villaggi fantasma, con una sovra-capacità produttiva enorme.
  7. Stati Uniti: le famiglie hanno ridotto il proprio indebitamente ma le aziende non lo hanno fatto e con i rendimenti delle obbligazioni Investment grade e di quelle High Yield più alti di 200-1000 punti attualmente, cosa possiamo dedurne riguardo il momento del rollover del debito e riguardo i profitti aziendali?