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Savona vede rischio 2019 da incubo per Europa se non si cambiano regole. Deficit? Italia ben sotto 2,8% Francia

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Il ministro Paolo Savona torna a tuonare contro l’Europa e invoca l’avvio subito di una discussione per evitare che il 2019 si trasformi un anno “drammatico” per l’intera Europa. Nell’audizione tenuta oggi alla Camera in merito alle prospettive di riforma dell’Unione europea, il ministro per gli Affari europei ha sottolineato che il prossimo anno “potremmo trovarci con ritrovarci con un’Europa migliore, più forte e più equa, oppure un’Europa peggiore, meno forte e meno equa “. Per evitare uno scenario negativo il ministro invoca l’apertura di una discussione tra gli Stati membri partendo dal documento sul futuro dell’Europa redatto dallo stesso Savona.

Niente più vincolo del 3% di deficit 
Il discusso esponente del governo, temuto dai mercati per le sue posizioni euroscettiche, chiede il superamento del paletto del 3% di deficit con una interpretazione più dinamica dei vincoli di bilancio per i singoli stati che vada a indicare un deficit dinamico ogni anno sulla base dell’andamento del Pil nominale.

In tal modo ad esempio per il 2019 l’obiettivo di deficit per l’Italia sarebbe del 3,2% se si considera il Pil nominale indicato dal DEF approvato dal governo Gentiloni. 

Il piano Savona si articola in 30 pagine e conferma la view dell’economista sardo che ritiene necessario il superamento della politica di austerità a vantaggio di una politica tributaria standardizzata a livello europeo volta a stimolare un più corretto e più equo sviluppo economico e sociale.

“Abbiamo le elezioni – ha detto Savona nel suo intervento- il cui risultato è incerto, tutti i Paesi hanno un qualche problema”. Inoltre tra le prossime scadenze indicate da Savona c’è la nomina della nuova Commissione Europea (il mandato di Juncker scade a novembre), e la delicata scelta del prossimo presidente della Bce (mandato Draghi dura fino a ottobre 2019).

Italia resterà ben sotto 2,8% indicato da Francia 
Savona è intervenuto oggi anche sulla prossima legge di bilancio rassicurando sul fatto che l’obiettivo di deficit sarà ben sotto il 2,8% indicato ieri dalla Francia. Sul capitolo immigrazione il ministro si è soffermato sulla questione costi: Chi paga l’accoglienza? La risposta può essere solo la politica fiscale europea perché altrimenti un Paese come l’Italia, che ha già stretti vincoli di bilancio, chiude le frontiere”.