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Sanpaolo-Intesa: i temi caldi in attesa del cda

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Se non ci saranno sorprese i consigli d’amministrazione di Banca Intesa e Sanpaolo-Imi, chiamati a discutere circa una loro possibile integrazione, dovrebbero tenersi sabato 26 agosto. Il comunicato che verrà emesso potrebbe anche contenere una tempistica di massa dell’operazione, e non limitarsi solo a formule di rito. Dalla fusione nascerebbe il primo gruppo per quota di mercato in Italia, dove avrebbero il 20% circa con una presenza maggiore nel Nord Italia, e circa 6.200 filiali. I problemi maggiori per l’integrazione dovrebbero venire dalla governance, che nel mondo bancario è sempre costruita con certosina precisione. Da questo punto di vista, il mondo Intesa è più snello rispetto al Sanpaolo, dove maggiori sembrano essere gli incastri. Sembrerebbero quindi meno gli spazi a disposizione dei piemontesi. Sarà interessante anche capire gli intendimenti dei due grandi soci esteri, Santander per i torinesi (8,5% del capitale) e Credit Agricole per i milanesi (17,8%). Gli spagnoli sembra siano più propensi ad operazioni di questo tipo, mentre i francesi potrebbero porre maggiori ostacoli, probabilmente perché hanno più da “perdere” da un’operazione di questo tipo e potrebbero voler riacquistare peso con acquisti sul mercato per evitare eccessive diluizioni. Il patto di sindacato di intesa controlla il 43% del capitale mentre quello del Sanpaolo il 28%. Anche il capitolo delle intese commerciali sarà caldo. Nella bancassicurazione e prodotti per il retail il SanPaolo è presenze in forze con Eurizon (prossima a quotazione) mentre Intesa ha un rapporto stretto con Generali (Intesa vita) e la ex Nextra, confluita in Caam dopo la cessione ai francesi. Nel settore corporate tradizionalmente Intesa ha maggiore operatività rispetto a Sanpaolo. In Borsa il gruppo, stando ai valori del periodo, dovrebbe capitalizzare circa 50-55 miliardi di euro.