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Salvini e la tentazione del voto a marzo. Intanto Moscovici parla di caso Francia: deficit oltre 3% ‘concepibile’

Secondo Les Echos il rapporto francese deficit-Pil potrebbe rivelarsi superiore anche al 3,6%, a fronte dell’1,95% che l’Ue chiede al governo M5S-Lega.

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E’ evidente che la Francia di Emmanuel Macron, con le sue promesse fatte ai francesi volte a sedare le manifestazioni dei Gilet Gialli, sia diventata fonte di imbarazzo per Pierre Moscovici. Il Commissario Ue agli Affari economici e monetari, che con l’Ue chiede all’Italia correzioni alla manovra, tali da abbassare il target sul deficit-Pil dal 2,4% attuale all’1,95%, rappresenta un paese, la Francia per l’appunto, che nel 2019 rischia di fare un deficit al 3,5%, se non superiore al 3,6%, stando a quanto riportato da Les Echos.

E’ vero che il debito pubblico francese è ben inferiore rispetto a quello italiano. Ma è altrettanto vero che quel 3,5% significherebbe oltrepassare uno dei capisaldi del Patto di Stabilità: ovvero, la necessità che il deficit-Pil non superi la soglia del 3%. A ricordarlo è stato già il vicepremier pentastellato e ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, che ha parlato dell’eventualità che si apra un caso Francia, ricordando come le regole valgano per tutti.

Oggi, giornata campale per la manovra M5S-Lega, in vista dell’attesissimo incontro tra il premier Giuseppe Conte e il numero uno della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, in un momento in cui il vero rischio per l’Italia è l’avvio di una procedura di infrazione Ue, tengono banco anche alcune indiscrezioni, secondo cui il vicepremier leghista e ministro dell’Interno Matteo Salvini starebbe considerando l’opzione delle elezioni anticipate nel marzo del 2019, pochi giorni prima, dunque, delle elezioni europee di maggio.

Indiscrezioni che erano state riportate già all’inizio di novembre da Il Foglio che aveva così scritto in un articolo:

Il governo ha deciso di mettere la fiducia sul decreto sicurezza ma questo non ha spento i tam tam dei palazzi della politica su una crisi imminente. Ma molto imminente, perché i bene informati dicono già anche la data delle elezioni anticipate: a marzo del prossimo anno. Eppure Matteo Salvini, quando parla con i suoi, continua ad assicurare che il governo andrà avanti e che non è sua intenzione mandare a carte e quarantotto tutto. Ai parlamentari di Forza Italia considerati più vicini alla Lega, però, il ministro dell’Interno fa trapelare, al contrario, tutta la sua insoddisfazione per questa esperienza con il Movimento 5 stelle. Del resto, spiega qualche gola profonda nella Lega, nei sondaggi adesso Matteo Salvini vola. Ruba voti a Silvio Berlusconi, a Giorgia Meloni e, ovviamente, ai grillini stessi”.

Sta di fatto che, se fino a qualche giorno fa, l’attenzione di Bruxelles era tutta concentrata su Roma, ora è innegabile che i fari illuminino anche Parigi.

D’altronde, il prezzo che Macron deve pagare per andare incontro alle richieste dei Gilet Gialli è decisamente alto: alle prese con una popolarità ai minimi storici, il presidente ha annunciato con un discorso alla tv una serie di misure, tra cui l’aumento del salario minimo, precisamente di 100 euro al mese, a iniziare dal gennaio del 2019, la detassazione degli straordinari e la cancellazione di un incremento delle tasse a carico di poveri e pensionati appartenenti alle fasce basse di reddito. Ancora, Macron ha aggiunto nel suo discorso che i bonus di fine anno pagati dalle aziende non saranno tassati, al fine di incentivare le aziende a premiare i propri dipendenti, stralciando anche la contribuzione sociale generalizzata (CSG) per i pensionati che guadagnano meno di 2.000 euro.

Misure tutte encomiabili da un punto di vista sociale, ma che a Bruxelles fanno storcere già il naso, per l’impatto che avranno sui conti pubblici. Si parla di una cifra di 10 miliardi di euro, che ha già messo in allerta la comunità degli strategist, che temono ora anche un downgrade sul rating del debito francese.

In tutto questo, Moscovici rilascia qualche commento sul caso Francia, che rischia di irritare l’Italia. Sul rischio che il deficit-Pil del paese finisca per sforare la soglia del 3%, il commissario afferma infatti che una situazione del genere è  “concepibile” , ma solo in maniera “limitata, temporanea ed eccezionale”.  Così in un’intervista rilasciata a Le Prision:

“Se facciamo riferimento alle regole: superare questo limite può avvenire in modo limitato, temporaneo, eccezionale. Ogni parola conta: l’eventuale superamento del 3% non dovrebbe estendersi per due anni consecutivi, né superare il 3,5% in un anno”.