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Salvataggio Dexia: deciso nella notte lo spezzatino in salsa franco-belga

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Dopo mesi di agonia, è arrivata ufficialmente stanotte la soluzione per il colosso del credito franco-belga Dexia: la Banque Belgique nazionalizzata, le attività del finanziamento cedute alla Francia e le controllate vendute al miglior offerente.

Eccessiva esposizione al debito greco

Si tratta del secondo salvataggio, dopo quello che ha visto lo Stato belga intervenire con tre miliardi di euro tre anni fa, nella storia del gruppo finanziario nato 15 anni fa dall’ingegner Pierre Richard, che ha lasciato il suo posto nel 2008 per volere del presidente Sarkozy. I primi scricchiolii della crisi attuale si erano avvertiti a fine maggio, quando il board della banca deliberò all’unanimità la cessione del portafoglio “financial product” per uscire dalla garanzia statale. A luglio, l’istituto franco-belga aveva superato brillantemente gli stress test dell’agenzia bancaria europea. Ma, evidentemente, tali test sono stati troppo frettolosi, o hanno sottovalutato qualcosa. La banca franco-belga si è trovata infatti priva di liquidità, con un’esposizione al rischio da 700 milioni di euro e con le casse piene di titoli di Stato greci. A fine giugno la società ne possedeva per 1,8 miliardi di euro con scadenza prima del 31 dicembre 2020 e registrava una svalutazione pari a 377 milioni di euro pre-tasse.

 

Le tappe del salvataggio

 

Necessario dunque lo smantellamento. Lo Stato belga sborserà 4 miliardi di euro per acquistare Dexia Banque Belgique, che di fatto sarà nazionalizzata nell’interesse dei clienti, e di cui il capitale verrà probabilmente aumentato in un secondo momento, per ridare un ruolo a Fiandra, Vallonia e Bruxelles, le Regioni che al momento possiedono delle quote equivalenti a quella del Governo belga, e che inizialmente si erano opposte a perdere la propria possibilità di gestione della banca.


Un secondo step riguarda il passaggio in Francia del business dei servizi al credito locale della banca; l’Ad di Dexia, Pierre Mariani, ha infatti avviato trattative esclusive con la Caisse des Depots e la Banque Postale per l’acquisto di questo ramo di attività che, secondo indiscrezioni di stampa, potrebbero valere 700 milioni di euro.


Quanto alle partecipazioni del gruppo (il Crediop, la turca Denizbank e la filiale lussemburghese), saranno vendute al miglior offerente; secondo la stampa belga, i potenziali acquirenti non dovrebbero mancare.


 Una volta smembrata, Dexia sarà trasformata in «bad bank» con circa 100 miliardi di portafoglio titoli e 90 miliardi di garanzie ripartiti tra Belgio (60%), Francia (36,5%) e Lussemburgo (3,5%), contro i 150 miliardi del salvataggio di Dexia nel 2008.


 

Il titolo in Borsa

 

Il titolo Dexia, che doveva riprendere le contrattazioni dopo essere stato sospeso lo scorso 6 ottobre, è invece fermo anche questa mattina in attesa degli esiti definitivi della trattativa per il salvataggio. Un salvataggio reso difficoltoso dalla minaccia di un downgrade del Belgio da parte delle agenzie di rating, Moody’s in testa. Non è infatti leggero il peso di Dexia, su un Paese che ha già un debito che nel 2010 valeva il 97% del Pil.