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Salta la fusione tra Bpm-Bper

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Sembrava ormai una cosa già fatta, e invece è sfumata, in modo inaspettato, la fusione tra la Banca Popolare di Milano (Bpm) e la Banca Popolare dell’Emilia Romagna (Bper). La bocciatura è arrivata in tarda serata al termine del consiglio di amministrazione (cda) della popolare meneghina. Un colpo a sorpresa sferrato dalla componente sindacale maggioritaria del cda dell’istituto guidato da Roberto Mazzotta che ha detto no all’approvazione delle modifiche dello statuto chieste dalla Banca d’Italia.


Per la Banca delle Regioni, così si sarebbe dovuta chiamare la nuova entità, era solo questione di tempo e soprattutto, nell’aria non c’era affatto il sentore che qualcosa potesse andare storto. Ma l’affare è fallito nel momento  in cui – come riportato nelle colonne del Sole 24 Ore – la componente Fisac-Cgil, guidata da Mario Artali, ha deciso di tornare sui suoi passi, schierandosi con la maggioranza sindacale, che aveva già espresso in precedenza un giudizio contrario all’aggregazione. Un cambio di posizione che Artali ha motivato, sostenendo che non vedeva più le condizioni favorevoli per la creazione dell’asse Milano-Modena. Un colpo davvero basso per la banca milanese che per l’ennesima volta vede andare  a monte un matrimonio che anche il mercato vedeva di buon occhio. Ma non solo. Si ritrova sempre più schiacciata nella morsa della concorrenza delle due superbanche: Intesa Sanpaolo e Unicredit-Capitalia.

Mancava davvero poco per celebrare le nozze. Ieri, infatti, era l’ultima occasione possibile per bloccare la fusione prima dell’assemblea in programma il 30 giugno. Uno stop che segna così in modo definitivo la fine delle trattative tra Bpm e Bper così come si apprende nel comunicato diramato in serata dalla popolare di Milano che ha ufficializzato la notizia: “Il cda ha ritenuto a maggioranza di non poter approvare le modifiche dello statuto prese in considerazione nell’ambito del processo autorizzativo della fusione con Bper, prendendo al contempo atto che al suo interno non sussiste un grado di condivisione dell’operazione sufficiente ad assicurarne il perfezionamento”. Intanto, da Modena, nell’apprendere la notizia si è fatto portavoce dello stupore di Bper l’amministratore delegato dell’istituto, Guido Leoni.

 

Sono ora due i nodi importanti da sciogliere: da un lato, vedere come reagirà il mercato, e dall’altro, capire che conseguenza avrà l’ennesimo mancato tentativo di aggregazione per Bpm nel futuro del presidente Roberto Mazzotta.

Un primo risponso arriva ed è quello di Piazza Affari. In avvio di contrattazioni il titolo Bpm, dopo aver archiviato la seduta in calo del 2,46% a 10,65 euro per azione, ribalta la stiuazione: in questo momento, infatti, guadagna il 4,50%, scambiando a 11,04 euro per azione.

 

(Notizia aggiornata alle 09.05)