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Saipem, Mediobanca vede due problemi e una soluzione: l’aumento di capitale

QUOTAZIONI Eni
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Mediobanca disegna un nuovo scenario per Saipem. In un report raccolto da Finanza.com, gli analisti di piazzetta Cuccia scrivono che un aumento di capitale potrebbe consentire a Saipem di ridurre il suo debito e ad Eni di allentare la presa sulla controllata. La nuova natura del colosso di San Donato Milanese, sempre più protagonista nell’esplorazione e produzione di petrolio, è diventata evidente nell’ultimo anno dopo la dismissione di Snam e la cessione dei gasdotti europei.

“In questo contesto – spiegano gli esperti – il futuro del business Exploration & Construction di Saipem non può essere considerato strategico ancora a lungo e si mette in evidenza la necessità di Eni di diminuire la sua quota nella controllata”. Secondo Mediobanca, il recente profit warning sul 2013 e la mancanza di visibilità sull’assegnazione di nuovi contratti hanno messo sotto i riflettori il debito di Saipem.

“Con un debito di circa 4,3 miliardi di euro nel 2012, previsto stabile nel 2013, e profitti operativi stimati quest’anno in area 750-780 milioni di euro, l’attuale profilo finanziario del gruppo ci appare in tensione”, scrivono da piazzetta Cuccia. La soluzione? Secondo Mediobanca un aumento di capitale intorno ai 3 miliardi di euro (non sottoscritto da Eni) potrebbe risolvere non solo il problema del debito di Saipem, ma consentirebbe ad Eni di diminuire la sua quota nella controllata dall’attuale 42,9% a circa il 30%.

La scelta migliore, a detta di Mediobanca, potrebbe essere quella di dedicare parte dei 3 miliardi di aumento per l’ingresso nell’azionariato di un partner industriale.

Gli esperti della banca d’affari milanese mettono sul piatto 3 ragioni per spiegare la loro view: “l’attuale scenario del business oil service è più competitivo rispetto a un paio di anni fa ed è necessaria un’integrazione tra i player per mantenere un buon livello di profittabilità; Eni potrebbe avere la possibilità di deconsolidare il business “E&C” e il suo debito, riducendo la quota in Saipem a circa il 30% e accelerando il focus sul business “E&P”; la cessione delle attività di perforazione potrebbe essere giustificata dalle limitate sinergie con il business E&C”.