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Saipem: Eni prepara il terreno per la cessione, CDP e fondi stranieri in pole

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Eni prepara il terreno per le cessione di Saipem. Il Cfo del colosso petrolifero, Massimo Mondazzi, ha fatto sapere che la controllata ha dato mandato a Lazard per studiare il rifinanziamento del debito che a fine 2014 dovrebbe attestarsi a 4,7 miliardi di euro. Un passo propedeutico alla vendita del 43% di Saipem in mano al gruppo guidato da Claudio Descalzi, che di recente ha comunque ribadito di non avere fretta per completare il processo di cessione. Un freno non da poco è rappresentato dalla valutazione: il pacchetto di azioni Saipem in mano ad Eni vale 2,3 miliardi di euro, decisamente inferiore ai 7 miliardi di un paio di anni fa.

Da allora l’azione della controllata è letteralmente crollata a Piazza Affari. Dai circa 40 euro di due anni fa il titolo, complice una serie di profit warning, è scivolato fino agli attuali 12,50 euro. L’ultimo taglio delle stime è arrivato con la pubblicazione dei risultati dei primo nove mesi: i profitti a fine 2014 dovrebbero attestarsi a 280 milioni di euro (280-330 milioni il range precedente), mentre il risultato operativo è ora visto a 600 milioni (600-700 milioni la forchetta precedente).

La cessione di Saipem non poteva non arrivare a coinvolgere direttamente il ministero dell’Economia che, come scritto da La Repubblica, sarebbe pronto a mettere in campo il Fondo strategico della Cassa Depositi e Prestiti. La CDP non può però sobbarcarsi l’intero pacchetto azionario di Saipem, visto che la società non opera in attività cosiddette “regolate”. L’idea del Tesoro sarebbe quindi quella di creare un azionariato forte con il Fondo strategico affiancato da alcuni fondi sovrani, come quelli di Kuwait e Qatar.