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La saga Parmalat è sempre più tesa, il Milleproroghe allontana il maxi dividendo

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Un punto per Bondi e palla al centro. La saga Parmalat regala un’altra giornata tesa che potrebbe cambiare le sorti del gruppo di Collecchio. A Piazza Affari il titolo Parmalat ha subito una forte accelerazione ribassista (-2,35% a 2,18 euro) dopo il maxiemendamento del Governo al decreto legge Milleproroghe che di fatto blocca qualsiasi eventuale modifica allo Statuto della società emiliana che prevede l’obbligo di distribuire agli azionisti non oltre il 50% dei profitti. Un’ipotesi ventilata dai tre fondi stranieri (Mackenzie, Skagen e Zenit) che hanno riunito in patto il 15,3% del capitale di Parmalat con l’intenzione di presentare una propria lista per il rinnovo del board, in programma il prossimo aprile.


Una mossa effettuata per scalzare Enrico Bondi dalla guida di Parmalat. Ma il manager aretino non è certo rimasto a guardare visto che lo scontro in Parmalat è arrivato anche ai piani alti del Governo, con Gianni Letta impegnato a mediare tra le parti antagoniste. Secondo indiscrezioni, Bondi non accetterebbe però la presidenza come soluzione di compromesso e starebbe ancora cercando di proporre una propria lista, da presentare entro il 18 marzo. I tre soci stranieri potrebbero contare anche sull’appoggio di altri soci per un ulteriore 6% del capitale, riducendo di fatto le chances di vittoria per liste alternative.

Ma il maxiemendamento del Governo al decreto legge Milleproroghe segna di fatto un punto a favore di Enrico Bondi. I fondi esteri, infatti, chiedono da tempo di poter utilizzare la forte cassa di Parmalat (1,4 miliardi di euro) o attraverso un’acquisizione di rilievo oppure attraverso un dividendo jumbo. Quest’ultima ipotesi sembra essere saltata definitivamente visto che la relazione illustrativa del maxiemendamento precisa che “l’inefficacia è conseguente anche se la modifica intervenga nello statuto sociale della società. Ciò al fine di mantenere una equa distribuzione degli utili a garanzia dell’interesse dei soci e dell’interesse dell’impresa all’autofinanziamento e più in generale alla stabilità dell’impresa”.


I fondi stranieri che hanno raggruppato il 15,3% di Parmalat avrebbero già selezionato alcuni nomi, provenienti dal panorama industriale italiano, per sostituire Enrico Bondi. In particolare il nome più chiacchierato è quello di Maurizio Manca, manager con trascorsi in Galbani e Kraft. “In generale un Ceo con background più industriale e possibilmente anche internazionale – hanno commentato ieri gli esperti di Equita – aumenterebbe la visibilità sugli scenari di creazione di valore incorporati nel nostro prezzo obiettivo di 2,80 euro”. I colpi di scena in casa Parmalat non sono certo destinati a placarsi e tutti attendono nuove indiscrezioni in arrivo da Collecchio.

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