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La saga Parmalat continua, la speculazione spinge il titolo in vetta al Ftse Mib

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La speculazione non smette di bussare alla porta di Parmalat e il titolo svetta con decisione sul paniere principale di Piazza Affari con un rialzo del 2,53% a 2,33 euro. Gli acquisti sull’azione del gruppo di Collecchio sono scattati a metà della scorsa settimana, quando alcuni dei maggiori fondi azionisti della società alimentare (Mackenzie, Skagen e Zenit) hanno annunciato di aver raccolto in un patto il 15,3% del capitale di Parmalat per coordinare una lista di candidati per il rinnovo del board, previsto il prossimo aprile. In poche parole, Bondi e il Cda sarebbero stati messi alla porta dai soci stranieri.
 
Nomi ufficiali non sono ancora stati annunciati, ma secondo le ultime voci la lista escluderebbe il manager aretino per sostituirlo con un manager dal profilo più industriale che finanziario e, inoltre, proporrebbe Rainer Masera (ex numero uno di San Paolo Imi e ex ministro al Bilancio del governo Dini) come presidente. I fondi esteri hanno sempre criticato Bondi di non aver portato a termine un’acquisizione di rilievo, nonostante l’elevato flusso di cassa (1,4 miliardi di euro) del gruppo alimentare. Inoltre, vista l’assenza di una campagna acquisti, dal 2008 i fondi stanno cercando di convincere il top manager ad aumentare in modo sostanzioso la cedola. Bondi, però, ha sempre ribadito le regole imposte dallo Statuto, secondo cui non è possibile distribuire oltre il 50% degli utili.


Ma la saga non finisce certo qui. Secondo La Repubblica Enrico Bondi, per difendere la propria posizione in vista del rinnovo del board, si starebbe appoggiando ad alcune big banks quali Deutsche Bank, Morgan Stanley, Mediobanca (azionista vicino al 2%) e Intesa SanPaolo (2,4%). In particolare, questi istituti starebbero cercando di coagulare tra gli azionisti un consenso o per il rinnovo di Bondi come Ceo e per una soluzione di compromesso che nel nuovo board vedrebbe il manager aretino come presidente. Sempre La Repubblica ha ipotizzato la riapertura del progetto di integrazione Parmalat-Granarolo. “Quest’ultimo rumour – afferma Equita – ci sembra poco plausibile per ostacoli di natura antitrust e per la scarsa valenza strategica dell’operazione”.

Banca Akros ha invece delineato 4 possibili scenari per lo sviluppo della saga di Collecchio: 1. Non cambia niente, ovvero i fondi andrebbero incontro ad un insuccesso nel tentativo di insediare un nuovo board; 2. La società distribuirà un maxi dividendo, ma “è molto improbabile viste le regole imposte dallo Statuto societario; 3. Il lancio di un programma di buyback, “il più efficiente tra le soluzioni finanziarie ma poco probabile in Italia; 4. La riuscita di una “buona acquisizione”. Banca Akros, così come tutti gli investitori, resta comunque in attesa di conoscere gli sviluppi ufficiali della saga Parmalat.