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Saccomanni, S&P’s guarda al passato. Patuelli, banche oberate dalle tasse

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Strigliata del ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, a Standard & Poor’s che ieri sera ha tagliato il rating sull’Italia ad un passo dal livello spazzatura. L’occasione è stata l’assemblea annuale dell’Abi a Roma durante la quale hanno preso la parola anche il presidente dell’associazione, Antonio Patuelli, e il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco.

La decisione – ha spiegato il ministro – appare basata sull’estrapolazione meccanica di dati e della situazione del passato, con minima o nulla considerazione per le misure già prese o in corso di attuazione. Il futuro – ha proseguito – è valutato sulla base di una percezione di rischi che tengono conto degli scenari peggiori”. Saccomanni è poi convinto che le decisioni prese dalle agenzie di rating possono avere “effetti prociclici e destabilizzanti“. “L’analisi di Standard & Poor’s – ha spiegato più nel dettaglio il ministro – si basa su numeri che coprono fino il primo trimestre del 2013, senza considerare il miglioramento dei conti pubblici e la ripresa economica dal quarto trimestre di quest’anno. Comunque l’Italia deve tenere la barra ferma sul risanamento dei conti pubblici. Saranno poi i risparmiatori italiani e gli investitori a dare il giudizio finale su titoli di stato italiani. Oggi, per esempio, mi dicono che l’asta dei titoli di Stato è andata bene”, ha fatto notare Saccomanni. 

Sulle questioni aperte come il rinvio dell’Imu e dell‘Iva, Saccomanni ha annunciato che saranno trovate soluzioni condivise con la maggioranza, sottolineando come la sua posizione personale sul tema non si sia “discostata di un millimetro” da questa linea. “Ritengo interesse primario dell’economia italiana rimuovere al più presto dal dibattito politico una questione che non può più essere fonte di incertezza per famiglie, risparmiatori e investitori”, ha aggiunto. Il responsabile del dicastero di via XX settembre ha inoltre annunciato che il Governo si è impegnato ad assicurare “rapido pagamento’ dei debiti delle amministrazioni pubbliche“, aggiungendo che da questa misura è atteso un impulso significativo alla ripresa dell’economia.

Visco, ripresa a fine anno
La ripresa arriverà a fine anno con un Pil che dovrebbe superare lo 0,5% nel 2014. Lo ha detto il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, aggiungendo che “l’attività economica tornerebbe ad espandersi a ritmi moderati dalla fine dell’anno, con una crescita complessiva superiore al mezzo punto percentuale nel 2014”. Visco ha sottolineato che “nel breve termine la domanda interna dovrà trovare sostegno nella tempestiva esecuzione del pagamento dei debiti commerciali delle amministrazioni pubbliche”. Per il numero uno di Via Nazionale “non vanno sottovalutati i timori degli analisti internazionali sulla solidità delle banche italiane anche se non sempre ben motivati“, ha detto a proposito del taglio del rating dell’Italia da parte di Standard & Poor’s che citava fra le debolezze anche il sistema bancario.

“La fase ciclica sfavorevole comprime la domanda di credito e le tensioni nel mercato del credito sono destinate a proseguire nei prossimi mesi”, ha poi detto Visco secondo cui le banche italiane devono proseguire l’azione di rafforzamento patrimoniale, che fin qui è stato rilevante.  Banche che però devono fare i conti anche con le sofferenze: “Nel primo trimestre il tasso di ingresso in sofferenza dei crediti alle imprese si è collocato intorno al 4,5%, un valore elevato nel confronto storico e gli altri prestiti deteriorati sono anch’essi in forte espansione”.  Il numero uno di Via Nazionale è inoltre convinto che la politica monetaria della Bce sosterrà la ripresa: “le condizioni monetarie – ha spiegato – rimarranno accomodanti per tutto il tempo necessario e i tassi si manterranno a livelli pari o inferiori a quelli attuali per un periodo prolungato”. Ma avverte: “La politica monetaria aiuta ma non sostituisce interventi sulle condizioni di fondo delle nostre economie“.

Visco ha poi insistito sulla trasformazione in Spa delle banche popolari di dimensioni maggiori in vista anche dell’Unione bancaria e della supervisione unica della Bce. “Il modello più coerente – ha detto Visco – con le caratteristiche delle banche di grandi dimensioni, in grado di favorire l’apporto di capitale e la trasparenza dell’assetto proprietario e della governance è quello della società per azioni”. “Tanto più marcate e ingiustificate saranno le differenze con le altre banche tanto più repentina potrà essere la richiesta di cambiamento”, ha avvertito Visco.

Antonio Patuelli-presidente AbiPatuelli , margini all’osso per le banche italiane
Le banche italiane hanno ridotto all’osso i propri margini, la forbice tra raccolta del risparmio e impieghi, sempre medi, è passata dai 300 punti base dei primi anni di crisi ai circa 170 attuali, il margine più basso di tutta l’operatività commerciale di ogni genere in Italia”. E’ stato invece il commento del presidente Abi, Antonio Patuellli, durante l’assemblea annuale dell’associazione. “Le banche in Italia meritano più rispetto, senza preconcetti e senza venire confuse con chi ha causato la crisi” nonostante “l’elevatissimo contributo che apportano al fisco italiano le banche sono spesso oggetto di critiche preconcette e frutto anche di uno spirito anticapitalista di ritorno in tempi di crisi”.

Patuelli ha poi sottolineato che in questi 20 anni il settore bancario è stato quello che ha costruito profondi cambiamenti, realizzando mercati competitivi di qualità che non temono, ma sollecitano l’Unione bancaria. Bisogna “procedere con decisione e speditezza verso l’Unione bancaria“, ha infatti tenuto ha sottolineare il numero uno dell’Abi, aggiungendo che “non deve esserci contrapposizione ma parallelismo tra banche e imprese che debbono convergere per sollecitare il risanamento fino in fondo dei conti pubblici che rappresentano la principale palla al piede per la competizione dei prodotti italiani”. Il numero uno dell’Abi ha spiegato che “con forte senso di responsabilità ci rendiamo conto che non è maturo il momento della complessiva riduzione delle imposte sulle banche, anche se segnaliamo con forza che il comparto bancario e finanziario in genere è oberato da imposte deliberate soprattutto negli anni precedenti alla crisi e che sono oggi del tutto sproporzionate, anche confrontate agli altri principali paesi europei, e rappresentano, con il forte costo del rischio di credito di questi anni, il principale freno per aumentare i prestiti”.

Anche Patuelli è intervenuto sui debiti del Pa: “E’ urgente che siano pagati subito tutti i debiti della Pubblica amministrazione, così come è necessario sollecitare la possibilità di utilizzare i prestiti nei confronti delle imprese come collaterale nelle operazioni di finanziamento con la Bce”. Lo ha dichiarato Antonio Patuelli, presidente dell’Abi, nel corso dell’assemblea annuale, sottolineando la necessità dell’integrale deducibilità fiscale delle perdite, conseguenti ai nuovi prestiti”.